Licenziato l’ex capo dei vigili urbani
di Tiziana Simula
Andrea Becciu ha perso la causa di lavoro nei confronti del Comune di Arzachena. Il giudice: timbrava ma non era in ufficio
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ARZACHENA. Prosciolto da tutte le accuse in sede penale, l’ex comandante della polizia locale di Arzachena, Andrea Becciu, 50 anni, di Alghero, ha perso invece la causa di lavoro contro il Comune che lo aveva licenziato il 27 febbraio 2018 in seguito all’inchiesta penale della Procura. Il giudice Eleonora Carsana ha respinto il ricorso presentato dall’ex capo dei vigili urbani e dichiarato legittimo il licenziamento per “falsa attestazione di presenza in ufficio”, attuato dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Roberto Ragnedda. Ha confermato l’ordinanza impugnata da Becciu e ha disposto il suo licenziamento, senza preavviso, a decorrere dal momento della notifica del provvedimento. Per il giudice del lavoro del tribunale di Tempio, «i fatti addebitati a Becciu sono gravi, essendo stati reiterati per 26 giornate per oltre 80 ore, da un dipendente che ha una qualifica nettamente incompatibile con tali condotte», si legge nella sentenza.
A Becciu veniva contestato di aver timbrato il cartellino all’inizio della giornata di lavoro e di essere rientrato a casa per ritornare, poi, al comando per timbrare l’uscita, attestando quindi falsamente la sua presenza in ufficio. Ciò in 26 giornate distribuite tra agosto, settembre e ottobre 2017, per oltre 80 ore di lavoro. Condotta che, si legge nella sentenza, trova riscontro nell’attività investigativa condotta dalla guardia di finanza con l’ausilio di telecamere sistemate davanti alla sua abitazione, gps e intercettazioni. Questa la contestazione al centro del licenziamento e della conseguente causa di lavoro promossa dall’ex capo dei vigili urbani attraverso i suoi legali, gli avvocati Vittorio Perria e Martina Vacca.
Nel giugno dell’anno scorso, Andrea Becciu era stato prosciolto in udienza preliminare dal gup Caterina Interlandi dall’accusa di assenteismo (e altri reati). Ma la sentenza non è servita a reintegrarlo nel suo posto di lavoro. L’amministrazione comunale, costituita in giudizio nella causa di lavoro con l’avvocato Giosuè Seghezzi, è riuscita a far valere le proprie ragioni. Nelle motivazioni il giudice Carsara fa innanzitutto rilevare che la sentenza penale non è vincolante e che si è proceduto con una valutazione autonoma. Ed entrando nel merito, si discosta completamente da quanto deciso in sede penale, ritenendo che si tratti di “giusta causa del licenziamento per falsa attestazione di presenza in ufficio”. Definisce irrilevanti le giustificazioni rese nel ricorso da Becciu. E cioè di aver comunque lavorato quando si trovava a casa, di aver fatto ore in più rispetto a quelle dovute, e di non essere tenuto al rispetto di un orario prestabilito (secondo il Regolamento del servizio di polizia locale non aveva vincoli di orario). Per il giudice, «il luogo di servizio era il comando di polizia locale e, in assenza di deroghe documentate, il comandante non era autorizzato a svolgere le prestazioni lavorative nella sua abitazione». E sebbene «non dovesse rispettare un orario, era comunque tenuto a svolgere 36 ore lavorative e a registrare la propria presenza in servizio mediante la timbratura tramite badge». Il comportamento «volontario, persistente e reiterato di Becciu – si legge nella sentenza – ha irrimediabilmente leso il vincolo fiduciario che lo legava al Comune di Arzachena, in modo da non consentire il prosieguo per il futuro. Il comportamento censurato va pertanto sanzionato con la cessazione del rapporto di lavoro».
A Becciu veniva contestato di aver timbrato il cartellino all’inizio della giornata di lavoro e di essere rientrato a casa per ritornare, poi, al comando per timbrare l’uscita, attestando quindi falsamente la sua presenza in ufficio. Ciò in 26 giornate distribuite tra agosto, settembre e ottobre 2017, per oltre 80 ore di lavoro. Condotta che, si legge nella sentenza, trova riscontro nell’attività investigativa condotta dalla guardia di finanza con l’ausilio di telecamere sistemate davanti alla sua abitazione, gps e intercettazioni. Questa la contestazione al centro del licenziamento e della conseguente causa di lavoro promossa dall’ex capo dei vigili urbani attraverso i suoi legali, gli avvocati Vittorio Perria e Martina Vacca.
Nel giugno dell’anno scorso, Andrea Becciu era stato prosciolto in udienza preliminare dal gup Caterina Interlandi dall’accusa di assenteismo (e altri reati). Ma la sentenza non è servita a reintegrarlo nel suo posto di lavoro. L’amministrazione comunale, costituita in giudizio nella causa di lavoro con l’avvocato Giosuè Seghezzi, è riuscita a far valere le proprie ragioni. Nelle motivazioni il giudice Carsara fa innanzitutto rilevare che la sentenza penale non è vincolante e che si è proceduto con una valutazione autonoma. Ed entrando nel merito, si discosta completamente da quanto deciso in sede penale, ritenendo che si tratti di “giusta causa del licenziamento per falsa attestazione di presenza in ufficio”. Definisce irrilevanti le giustificazioni rese nel ricorso da Becciu. E cioè di aver comunque lavorato quando si trovava a casa, di aver fatto ore in più rispetto a quelle dovute, e di non essere tenuto al rispetto di un orario prestabilito (secondo il Regolamento del servizio di polizia locale non aveva vincoli di orario). Per il giudice, «il luogo di servizio era il comando di polizia locale e, in assenza di deroghe documentate, il comandante non era autorizzato a svolgere le prestazioni lavorative nella sua abitazione». E sebbene «non dovesse rispettare un orario, era comunque tenuto a svolgere 36 ore lavorative e a registrare la propria presenza in servizio mediante la timbratura tramite badge». Il comportamento «volontario, persistente e reiterato di Becciu – si legge nella sentenza – ha irrimediabilmente leso il vincolo fiduciario che lo legava al Comune di Arzachena, in modo da non consentire il prosieguo per il futuro. Il comportamento censurato va pertanto sanzionato con la cessazione del rapporto di lavoro».
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