Abusi edilizi a Tavolara, gli ecologisti: «Mai aperto il processo»
Tiziana Simula
Il Gruppo d’Intervento giuridico denuncia i continui rinvii delle udienze. «Si giungerà a una sentenza definitiva prima dell’arrivo della prescrizione?»
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OLBIA. Di rinvio in rinvio. E il processo sulla villa a Tavolara costruita, secondo la Procura, abusivamente, non è ancora cominciato, a oltre un anno dalla fissazione della prima udienza. «Tavolara e il suo straordinario ambiente attendono giustizia», denuncia l’associazione ecologista Gruppo d’Intervento giuridico, costituita parte civile. Il Grig lancia l’allarme sul ritardo nell’avvio del processo dopo l’ennesimo rinvio che ha rimandato l’apertura del dibattimento al 7 giugno prossimo. «Ci chiediamo se all’udienza del 7 giugno inizierà finalmente il dibattimento. Si giungerà ad una sentenza definitiva prima dell’arrivo della prescrizione?», si chiede Stefano Deliperi. Un interrogativo che mette il dito nella piaga della giustizia in Gallura, quello delle prescrizioni. Che si contano numerose in un tribunale che a lungo ha lavorato in emergenza, con organici ridotti al lumicino. Le sentenze che dichiarano la prescrizione dei reati sono all’ordine del giorno. «Carenze di personale, pesanti carichi di lavoro, ingente numero di procedimenti giudiziari arretrati sono problemi reali della giustizia italiana, mai adeguatamente affrontati, tuttavia è innegabile che la prescrizione troppo spesso neghi la giustizia», rimarca Deliperi.
Al centro della vicenda giudiziaria denunciata alla magistratura alla fine dell’estate 2019 dall’associazione ecologista, i lavori di ristrutturazione e ampliamento della casa del custode, immobile di proprietà della famiglia Marzano, trasformata, secondo le accuse, in una villa di circa 300 metri quadrati su due piani in mezzo al verde, in difformità rispetto alle autorizzazioni ottenute. In sei sono finiti sotto accusa, raggiunti da decreto di citazione diretta a giudizio da parte del capo della procura Gregorio Capasso: i fratelli Vittorio e Loredana Marzano, committenti dei lavori, Giuseppe Ciambella e Paolo Guglielmi nella veste di amministratore unico della Igas Com srl committente dei lavori (il primo fino all’aprile 2018), l’architetto Julio Cesar Ayllon, direttore dei lavori, Marilena Cardone, amministratrice unica della Cama costruzioni srl, esecutrice dei lavori. Sono accusati in concorso tra loro di aver realizzato opere ritenute abusive in assenza di permesso di costruire e di autorizzazione paesaggistica. Secondo la Procura, i lavori eseguiti avrebbero comportato la demolizione di un fabbricato del 1936 e la nuova costruzione in difformità rispetto alle licenze rilasciate dal Comune di Olbia nel 2015. Gli imputati respingono le accuse, per i loro difensori è una questione di interpretazione di norme.
Il caso era scoppiato in seguito alla segnalazione al Grig da parte di un gruppo di turisti. Il 6 settembre 2019, in seguito agli accertamenti eseguiti dai carabinieri del nucleo tutela del patrimonio culturale di Cagliari, il cantiere era finito sotto sequestro preventivo, provvedimento poi convalidati dal gip del tribunale di Tempio. La prima udienza era stata fissata al 7 gennaio 2021. Era stata però rinviata al 13 luglio. Poi, un nuovo rinvio d’ufficio al 1 marzo 2022. L’udienza non c’è stata neanche questa volta. Se ne riparlerà fra tre mesi, il 7 giugno 2022. «Inizierà finalmente il dibattimento?», si chiede Deliperi. Non resta che aspettare.
Gli imputati sono difesi dagli avvocati Gian Comita Ragnedda e Domenico Oropallo del Foro di Latina, l’associazione ambientalista si è costituita parte civile con l’avvocato Susanna Deiana del Foro di Cagliari.
Al centro della vicenda giudiziaria denunciata alla magistratura alla fine dell’estate 2019 dall’associazione ecologista, i lavori di ristrutturazione e ampliamento della casa del custode, immobile di proprietà della famiglia Marzano, trasformata, secondo le accuse, in una villa di circa 300 metri quadrati su due piani in mezzo al verde, in difformità rispetto alle autorizzazioni ottenute. In sei sono finiti sotto accusa, raggiunti da decreto di citazione diretta a giudizio da parte del capo della procura Gregorio Capasso: i fratelli Vittorio e Loredana Marzano, committenti dei lavori, Giuseppe Ciambella e Paolo Guglielmi nella veste di amministratore unico della Igas Com srl committente dei lavori (il primo fino all’aprile 2018), l’architetto Julio Cesar Ayllon, direttore dei lavori, Marilena Cardone, amministratrice unica della Cama costruzioni srl, esecutrice dei lavori. Sono accusati in concorso tra loro di aver realizzato opere ritenute abusive in assenza di permesso di costruire e di autorizzazione paesaggistica. Secondo la Procura, i lavori eseguiti avrebbero comportato la demolizione di un fabbricato del 1936 e la nuova costruzione in difformità rispetto alle licenze rilasciate dal Comune di Olbia nel 2015. Gli imputati respingono le accuse, per i loro difensori è una questione di interpretazione di norme.
Il caso era scoppiato in seguito alla segnalazione al Grig da parte di un gruppo di turisti. Il 6 settembre 2019, in seguito agli accertamenti eseguiti dai carabinieri del nucleo tutela del patrimonio culturale di Cagliari, il cantiere era finito sotto sequestro preventivo, provvedimento poi convalidati dal gip del tribunale di Tempio. La prima udienza era stata fissata al 7 gennaio 2021. Era stata però rinviata al 13 luglio. Poi, un nuovo rinvio d’ufficio al 1 marzo 2022. L’udienza non c’è stata neanche questa volta. Se ne riparlerà fra tre mesi, il 7 giugno 2022. «Inizierà finalmente il dibattimento?», si chiede Deliperi. Non resta che aspettare.
Gli imputati sono difesi dagli avvocati Gian Comita Ragnedda e Domenico Oropallo del Foro di Latina, l’associazione ambientalista si è costituita parte civile con l’avvocato Susanna Deiana del Foro di Cagliari.
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