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Olbia

«Le mie bottiglie per la causa ucraina»

«Le mie bottiglie per la causa ucraina»

L’ultima opera di Luigi Musa: «Anche gli artisti ora devono prendere posizione»

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OLBIA. Basta così poco, in teoria. Una composizione in apparenza poco pensata, uno scatto dalla giusta prospettiva. Per Luigi Musa, artista di profonda visione, funziona anche in questo modo. Le bottiglie sono tra gli oggetti più usati nella sua lunga carriera all’insegna della poetica del quotidiano, ora tornano a essere simbolo intimo e attuale: con un’originale installazione domestica, i colli delle bottiglie vuote diventano canne di fucili puntati uno accanto all’altro. Non c’è scampo. «Per la causa Ucraina», se non fosse chiara, Musa suggerisce la lettura e, chiamato a commentare la sua ultima pensata, risponde invocando: «Gli artisti facciano qualcosa, si esprimano e dicano la loro!». Musa vive da oltre dieci anni a Olbia, dove ha insegnato al liceo artistico. «Iniziai a lavorare con le bottiglie negli anni ‘70», ricorda. E ricorda anche quando le sue creazioni andavano a scontrarsi con il tempo della storia. Ricorda lo scandalo del metanolo, la truffa dell’aggiunta di alcol ai vini per aumentarne la gradazione che diventò tragedia. Per il clima di tensione delle cronache, «una mia mostra a Milano rimase ferma un anno». E poi bottiglie in ceramica e ferro, sculture colorate al servizio dell’immaginazione. Abituato a maneggiare ogni tipo di materia per modellarla al suo uso, barattoli, legni, stoffe, tappi, vetri. Musa professa l'arte «della sensazione». Più che osservata, va intuita. E l’ultimo utilizzo che ha fatto dell’oggetto-bottiglia, secondo la composizione in foto, richiama sensazioni terrificanti: «Canne di fucile. In realtà era nata come una foto casuale, fatta qualche giorno fa forse per ricordarmi di buttarle, tutte quelle bottiglie lasciate vuote. In questi giorni, la bottiglia è tornata emblema con una connotazione ben precisa: le fabbriche a Kiev le stanno mettendo a disposizione per trasformarle in molotov: bottiglie come armi». Sulla carta scultore, pittore, grafico, Musa, originario di Iglesias, formatosi all’accademia di Brera e tornato nell’isola a insegnare, se gli si domanda che posto possa mai occupare ora l’arte, chiosa con voce acuta: «Esporsi. Gli artisti non stanno facendo proprio niente, che mostrino qualcosa». (p.a.)

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