Il Geovillage affonda nel degrado
di Tiziana Simula
Erbacce ovunque, manca l’energia elettrica e il palasport è alimentato con un gruppo elettrogeno
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OLBIA. Il tempo passa senza svolte decisive per il Geovillage. Tenuto in vita solo alcuni impianti sportivi – campi da calcio, tennis e palazzetto dello sport – le uniche strutture ritornate in funzione da settembre scorso grazie a un accordo tra la curatela fallimentare e l’Olbia calcio che li ha presi in affidamento. Per il resto, il futuro del Geovillage è ancora fermo al palo. E il suo presente è fatto di abbandono e degrado. Di acqua verde e stagnante nelle piscine, di aiuole trasformate in selve incolte, di danni frutto di atti vandalici. L’ex impero dei Docche è ancora senza un nuovo proprietario e la riapertura del maxi complesso di zona industriale sembra essere ancora molto lontana. Dopo che il tribunale ha rigettato l’unica offerta presentata per un affitto transitorio di 18 mesi, non c’è ancora nessun bando per la vendita dell’immobile, mentre l’intero compendio a cui è stata staccata la spina il 31 dicembre 2020 rientrando nella disponibilità del fallimento sei mesi dopo, continua ad andare alla deriva.
Divoratore di energia. Gli impianti sportivi sono gli unici ad essere ritornati operativi, scampando all’incuria e consentendo a diverse società di ritornare a casa, dopo essere emigrate altrove per mesi. Ma la realtà attuale non è tutta rose e fiori. È vero che sono in funzione, ma a quale costo. Non c’è corrente elettrica e le società sportive si sono dovute arrangiare per riaccendere la luce. Ne sa qualcosa l’Hermaea Olbia, la società di pallavolo femminile, che ha ripreso ad allenarsi al Geopalace, così come lo judo. «Il palazzetto dello sport è alimentato attraverso un generatore di corrente – spiega il presidente della società sportiva, Gianni Sarti, che è anche presidente del Cipnes – Abbiamo l’energia elettrica perché abbiamo fatto ricorso a un gruppo elettrogeno, con costi altissimi a carico dell’Hermaea. Una spesa esorbitante che affrontiamo a fatica mentre le casse languono, così come sosteniamo i costi delle bombole per l’acqua calda per poter garantire l’uso delle docce». I campi da calcio sono alimentati attraverso un allaccio al contatore del condominio che si trova all’interno del Geovillage, per i campi da tennis, invece, è stato fatto un allaccio diretto all’Enel. Ogni società paga di tasca propria le spese per la corrente elettrica.
Accordo con l’Olbia calcio. Lo scorso settembre, dopo un’importante mediazione da parte del Comune, erano arrivate le firme tra la società calcistica, i curatori fallimentari e il giudice fallimentare per stabilire l’Olbia calcio come unico gestore degli impianti sportivi in godimento oneroso fino al novembre 2022. Da lì, il via libera per accordarsi con altri soggetti e riattivare quindi le altre strutture. A oggi, solo la piscina non è ancora ripartita.
Ora versa in condizioni disastrose.
Sos bando di gara. Il Geovillage attende il nuovo acquirente. Ma non c’è ancora traccia del bando di gara. È previsto un incontro tra Cipnes e curatela fallimentare per definire le modalità di gara e stabilire il valore a base d’asta del bene. Il nodo cruciale è trovare un’intesa perché ci sarebbero delle divergenze tra le perizie fatte eseguire dal Cipnes e quelle della curatela fallimentare. I tempi, quindi, si stanno allungando. A discapito del valore del complesso. Naufragato il progetto di una gestione provvisoria che avrebbe assicurato la riapertura in tempi brevi, si sperava in una celere procedura per la vendita.
Il rischio è che il patrimonio immobiliare già pesantemente segnato da un anno e mezzo di chiusura, possa continuare a deteriorasi aggredito dall’incuria.
Divoratore di energia. Gli impianti sportivi sono gli unici ad essere ritornati operativi, scampando all’incuria e consentendo a diverse società di ritornare a casa, dopo essere emigrate altrove per mesi. Ma la realtà attuale non è tutta rose e fiori. È vero che sono in funzione, ma a quale costo. Non c’è corrente elettrica e le società sportive si sono dovute arrangiare per riaccendere la luce. Ne sa qualcosa l’Hermaea Olbia, la società di pallavolo femminile, che ha ripreso ad allenarsi al Geopalace, così come lo judo. «Il palazzetto dello sport è alimentato attraverso un generatore di corrente – spiega il presidente della società sportiva, Gianni Sarti, che è anche presidente del Cipnes – Abbiamo l’energia elettrica perché abbiamo fatto ricorso a un gruppo elettrogeno, con costi altissimi a carico dell’Hermaea. Una spesa esorbitante che affrontiamo a fatica mentre le casse languono, così come sosteniamo i costi delle bombole per l’acqua calda per poter garantire l’uso delle docce». I campi da calcio sono alimentati attraverso un allaccio al contatore del condominio che si trova all’interno del Geovillage, per i campi da tennis, invece, è stato fatto un allaccio diretto all’Enel. Ogni società paga di tasca propria le spese per la corrente elettrica.
Accordo con l’Olbia calcio. Lo scorso settembre, dopo un’importante mediazione da parte del Comune, erano arrivate le firme tra la società calcistica, i curatori fallimentari e il giudice fallimentare per stabilire l’Olbia calcio come unico gestore degli impianti sportivi in godimento oneroso fino al novembre 2022. Da lì, il via libera per accordarsi con altri soggetti e riattivare quindi le altre strutture. A oggi, solo la piscina non è ancora ripartita.
Ora versa in condizioni disastrose.
Sos bando di gara. Il Geovillage attende il nuovo acquirente. Ma non c’è ancora traccia del bando di gara. È previsto un incontro tra Cipnes e curatela fallimentare per definire le modalità di gara e stabilire il valore a base d’asta del bene. Il nodo cruciale è trovare un’intesa perché ci sarebbero delle divergenze tra le perizie fatte eseguire dal Cipnes e quelle della curatela fallimentare. I tempi, quindi, si stanno allungando. A discapito del valore del complesso. Naufragato il progetto di una gestione provvisoria che avrebbe assicurato la riapertura in tempi brevi, si sperava in una celere procedura per la vendita.
Il rischio è che il patrimonio immobiliare già pesantemente segnato da un anno e mezzo di chiusura, possa continuare a deteriorasi aggredito dall’incuria.
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