Tute spaziali del futuro, i nanomateriali per rivestirle potrebbero arrivare da Sassari – I risultati della ricerca
Il progetto Smarts è dell’Università e dell’impresa biotech sarda ViroStatics
Sassari Le future tute spaziali potrebbero essere rivestite con materiali sviluppati in Sardegna. È uno dei risultati del progetto Smarts, con cui l'Università di Sassari e l'impresa biotech sarda ViroStatics hanno sviluppato e validato nanomateriali antiossidanti capaci di proteggere le cellule dagli effetti di radiazioni e microgravità, aprendo nuove prospettive per la sicurezza degli astronauti e per applicazioni anche sulla Terra. Il progetto di ricerca è nato e cresciuto in Sardegna durante la pandemia con l'obiettivo iniziale di sviluppare sistemi antivirali e biocidi.
L'iniziativa è stata finanziata attraverso i bandi a cascata promossi nell'ambito dell'ecosistema dell'innovazione e.INS, sostenuto dal Pnrr, nel contesto dello Spoke 05 Aerospace Science and Technology coordinato dal Distretto Aerospaziale della Sardegna (Dass). Smarts ha coperto l'intero processo: dalla progettazione e sintesi di diverse classi di nanomateriali alla loro caratterizzazione fisico-chimica, fino ai test biologici in vitro. Il risultato più interessante è la validazione dell'efficacia di questi materiali in condizioni che simulano l'ambiente spaziale, con stress ossidativo e microgravità riprodotti in laboratorio. I ricercatori hanno inoltre realizzato e testato prototipi funzionalizzati, dimostrando che la tecnologia può essere utilizzata sia nella formulazione di vernici sia nei tessuti destinati alle future tute spaziali. Il che apre la strada ad applicazioni non solo nelle missioni spaziali e all'interno delle stazioni orbitanti, ma anche in contesti terrestri.
«Si tratta di nanoparticelle a base di carbonio, oggetti piccolissimi: basti pensare che un nanometro corrisponde a circa dieci atomi affiancati e queste particelle hanno dimensioni che non superano i dieci nanometri», spiega Plinio Innocenzi, professore ordinario di Scienza dei materiali all'Università di Sassari. «Sono minuscole sfere che, se progettate e realizzate nel modo opportuno, rispondono alla luce visibile e possono acquisire proprietà antivirali, biocide e antiossidanti». Tali caratteristiche possono essere applicate non solo in ambito sanitario, ma anche nell'esplorazione spaziale. «All'interno di una stazione spaziale o di una futura base lunare – prosegue Innocenzi – gli ambienti sono chiusi e dotati di un proprio microclima, per questo possono svilupparsi muffe e batteri cosiddetti estremofili, ossia microrganismi capaci di vivere e prosperare in contesti ostili. Per rimanere a lungo in questi ambienti, è fondamentale che le superfici siano in grado di autopulirsi e autorigenerarsi, con proprietà antivirali, antibatteriche e capaci di proteggere anche dai processi ossidativi. Queste nanoparticelle possono difendere gli astronauti dagli effetti delle radiazioni, assorbendo i radicali liberi».
Se le applicazioni nello spazio rappresentano una prospettiva affascinante, quelle terrestri potrebbero arrivare prima. Adesso la tecnologia è pronta per affacciarsi sul mercato e le potenzialità sono tante. «Pensiamo al vantaggio di avere in una camera operatoria o in un pronto soccorso superfici capaci di disinfettarsi da sole», osserva Innocenzi. «Non significa garantire una protezione assoluta, ma creare ambienti più sicuri. Le applicazioni non riguardano soltanto gli ospedali: possono estendersi a tutti gli spazi confinati, come le navi o le stazioni spaziali, dove la gestione della contaminazione microbiologica è una sfida costante».
Il progetto dimostra che l’isola può competere sulla frontiera di nanomateriali per lo spazio e per la salute, «È la prova che la ricerca anche in campo imprenditoriale produce nell’isola risultati di livello internazionale», ha detto il dottor Franco Lori, ceo di ViroStatics. La space economy è una grande opportunità e la Sardegna parte avvantaggiata: infrastrutture, ricerca e imprese che già lavorano insieme. «Sull'isola è presente una filiera aerospaziale ad alto valore aggiunto, capace di attrarre talenti e investimenti», ha dichiarato il professor Giacomo Cao, presidente del Dass e coordinatore scientifico dello Spoke.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
