Porto di Olbia, il nodo del fondale. Il Cipnes: «Subito i lavori»
di Giandomenico Mele
A rischio il traffico crocieristico e gli investimenti dei cantieri per i maxi yacht. Il direttore Aldo Carta: «Il problema si risolve con una leale cooperazione»
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OLBIA. Dal Consorzio industriale Cipnes giunge un segnale d’allarme: «I grossi investitori, quelli che vanno a lavorare sulle grandi imbarcazioni e hanno la necessità per la movimentazione di un pescaggio adeguato alla grandezza degli scafi, stanno prospettando una criticità sul fondale nella costa di Cala Saccaia, che necessita di un approfondimento. La questione è oggettivamente reale e potrebbe pregiudicare lo sviluppo di ulteriori investimenti, l’espansione e la crescita delle industrie presenti nel territorio».
I lavori. Significa che la profondità della canaletta di accesso al porto di Olbia non è più solo una questione che riguarda il traffico croceristico, bensì anche la cantieristica. Le parole di Aldo Carta, direttore generale del Cipnes, raccolgono i rilievi presentati dai grandi investitori della nautica da diporto, che hanno scelto il distretto di Cala Saccaia come luogo per ospitare i lavori su super, maxi e mega yacht. Un’ulteriore spinta verso l’Autorità portuale, che sta portando avanti un lungo iter procedurale ed autorizzativo per l’escavo e il trasporto al sito di immersione, lontano circa tre miglia marine dall’isola di Tavolara, per lo sversamento della montagna di materiale di risulta (circa 623,313 metri cubi) che sarà dragato dai fondali del porto. Operazione che dovrà portare i medesimi fondali del porto Isola Bianca e del porto Cocciani a -10 metri e quelli della canaletta di ingresso al porto a -11 metri. Un’opera epocale che costerà oltre 50 milioni e che permetterà, tra le altre cose di ospitare le navi da crociera più grandi del mondo.
Il pressing del Cipnes. «Dovremo interloquire con l’Autorità portuale, che programma le infrastrutture, con interventi nel bacino del golfo, compresi quelli al servizio della nautica, ma immagino che ci sia ragionevolezza e un senso di condivisione – spiega Aldo Carta –. Si tratta di una esigenza che riguarda l’economia marittima, soprattutto relativa alla cantieristica, del territorio. Credo sia un problema che possa essere risolto nella comunione di intenti, che in questo caso è anche facile da realizzare, con la leale cooperazione tra Comune, Cipnes e Authority».
Le ricerche. Da questo punto di vista, l’Adsp ha avviato un percorso che dovrebbe condurre all’avvio dei lavori, ma i cui tempi sono incerti. Questo sta provocando fibrillazione tra gli investitori che puntano sulle grandi imbarcazioni nel golfo di Olbia. L’AdSp sta portando avanti, infatti, i rilievi e campionamenti sui fondali interessati dall’escavo e su quelli del sito di immersione dei materiali di risulta. Verifiche che vengono svolte con il supporto scientifico dell’Ispra di Livorno, che ha già previsto le rilevazioni geomorfologiche del sito. Poi è stato chiuso l’accordo di ricerca siglato con l’Università di Genova, che prevede una nuova campagna di studio sulle correnti marine del golfo. Insomma, lavori e studi complessi per un risultato ottimale.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
I lavori. Significa che la profondità della canaletta di accesso al porto di Olbia non è più solo una questione che riguarda il traffico croceristico, bensì anche la cantieristica. Le parole di Aldo Carta, direttore generale del Cipnes, raccolgono i rilievi presentati dai grandi investitori della nautica da diporto, che hanno scelto il distretto di Cala Saccaia come luogo per ospitare i lavori su super, maxi e mega yacht. Un’ulteriore spinta verso l’Autorità portuale, che sta portando avanti un lungo iter procedurale ed autorizzativo per l’escavo e il trasporto al sito di immersione, lontano circa tre miglia marine dall’isola di Tavolara, per lo sversamento della montagna di materiale di risulta (circa 623,313 metri cubi) che sarà dragato dai fondali del porto. Operazione che dovrà portare i medesimi fondali del porto Isola Bianca e del porto Cocciani a -10 metri e quelli della canaletta di ingresso al porto a -11 metri. Un’opera epocale che costerà oltre 50 milioni e che permetterà, tra le altre cose di ospitare le navi da crociera più grandi del mondo.
Il pressing del Cipnes. «Dovremo interloquire con l’Autorità portuale, che programma le infrastrutture, con interventi nel bacino del golfo, compresi quelli al servizio della nautica, ma immagino che ci sia ragionevolezza e un senso di condivisione – spiega Aldo Carta –. Si tratta di una esigenza che riguarda l’economia marittima, soprattutto relativa alla cantieristica, del territorio. Credo sia un problema che possa essere risolto nella comunione di intenti, che in questo caso è anche facile da realizzare, con la leale cooperazione tra Comune, Cipnes e Authority».
Le ricerche. Da questo punto di vista, l’Adsp ha avviato un percorso che dovrebbe condurre all’avvio dei lavori, ma i cui tempi sono incerti. Questo sta provocando fibrillazione tra gli investitori che puntano sulle grandi imbarcazioni nel golfo di Olbia. L’AdSp sta portando avanti, infatti, i rilievi e campionamenti sui fondali interessati dall’escavo e su quelli del sito di immersione dei materiali di risulta. Verifiche che vengono svolte con il supporto scientifico dell’Ispra di Livorno, che ha già previsto le rilevazioni geomorfologiche del sito. Poi è stato chiuso l’accordo di ricerca siglato con l’Università di Genova, che prevede una nuova campagna di studio sulle correnti marine del golfo. Insomma, lavori e studi complessi per un risultato ottimale.
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