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Olbia

Olbia, a fuoco un’auto al porto: era la casa di un clochard

di Dario Budroni
Olbia, a fuoco un’auto al porto: era la casa di un clochard

Da anni la vecchia Lancia Y era stata trasformata in un alloggio di fortuna. Il rogo sarebbe doloso, indaga la polizia. I tentativi di auto dei Servizi sociali

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OLBIA. La sua casa era una piccola auto fabbricata più di vent’anni fa. Ma da qualche ora non ha più neanche quella. Nel giro di pochi minuti le fiamme l’hanno trasformata in una carcassa di lamiere e plastica fusa. L’auto di un senzatetto, particolarmente conosciuto in città, ha preso fuoco davanti ai moli dell’Isola Bianca. O meglio, è stato qualcuno a darla alle fiamme. Le telecamere degli impianti di videosorveglianza avrebbero infatti ripreso l’intera azione dell’incendiario, che si sarebbe avvicinato alla vecchia Lancia Y per poi gettare all’interno dell’autovettura un piccolo innesco, con tutta probabilità attraverso uno dei finestrini posteriori. Sul posto, nella tarda serata di martedì, è così corsa una squadra dei vigili del fuoco del distaccamento della Basa. Sul caso sta invece indagando la polizia di frontiera.

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L’incendio. L’auto era stata parcheggiata accanto a uno degli ingressi dei moli. Tutto è ancora da ricostruire, ma sul fatto che il rogo sia doloso non sembrano esserci dubbi. C’è però innanzitutto da capire se si sia trattato di un gesto di qualche teppista di passaggio o di un dispetto architettato da qualche conoscente del proprietario della Lancia Y. Sta di fatto che la vecchia utilitaria, che era in regola, è andata completamente in fumo. E insieme a lei anche l’unico riparo di fortuna di chi da tempo l’aveva trasformata in un alloggio ambulante.

Vita di strada. Il proprietario della Lancia Y, di oltre 50 anni, che al momento del rogo non si trovava nelle vicinanze, è molto conosciuto a Olbia. Seguito per anni dai servizi sociali del Comune, aveva abitato per un periodo in una struttura messa a disposizione per un programmato limite di tempo nella zona di Porto Rotondo. Anche chi opera nel volontariato, come i Guardian angels e l’associazione Libere energie, si era messo a disposizione tendendogli la mano. Sempre i servizi sociali avevano poi cercato di avviare uno speciale progetto di supporto, senza però riuscirci. Il senza fissa dimora era stato anche più volte invitato, senza successo, a passare le notti nel dormitorio di via Canova. Le regole della struttura parlano chiaro: gli animali non sono ammessi e l’uomo non ha mai voluto separarsi dal suo cagnolino, neanche per poche ore. Soprattutto alla luce di quanto accaduto due sere fa, i servizi sociali comunali proveranno ancora una volta a coinvolgere il cinquantenne in un programma di supporto.
 

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