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Olbia

Olbia, prigionieri del guard rail: «Vogliamo ritornare nelle nostre case»

di Tiziana Simula
Olbia, prigionieri del guard rail: «Vogliamo ritornare nelle nostre case»

L’odissea delle famiglie a cui l’Anas aveva chiuso l’accesso dalla 131 dcn. «Costretti ad andarcene e a pagare un affitto»

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OLBIA. Sanno bene che quello che hanno fatto è illegale. E infatti sono stati già denunciati. Non una, ma due volte. «Ma siamo pronti ad aprire un altro passaggio abusivo, se dovessero chiuderci anche questo. È assurdo che nessuno trovi una soluzione per tre famiglie: l’Anas ci ha chiuso l’accesso dalla quattro corsie per arrivare alle nostre case, ci siamo distrutti le macchine passando in una strada alternativa impercorribile. Per mesi, abbiamo saltato il guard rail e percorso a piedi il tragitto fino alle abitazioni con bambini, passeggini e borse della spesa al seguito. Troppo pericolo, troppo stress, disagi infiniti, vista anche la presenza di due bambine piccole. Così abbiamo deciso di andare via, abbandonando le nostre case. Quanto dovrà durare tutto questo? Perché dobbiamo rinunciare a ciò che è nostro per colpa delle istituzioni che si rimpallano le responsabilità senza trovare una soluzione? Noi vogliamo ritornare a casa».

Seduti uno vicino all’altro raccontano la loro incredibile storia le tre famiglie olbiesi che abitano – o meglio, abitavano – nelle campagne che si affacciano sulla 131 dcn, all’altezza di Trudda. Hanno dovuto chiudere i battenti e andare via perché da otto mesi è impossibile raggiungere le loro abitazioni. Lo hanno deciso dopo l’ultimo atto di forza che gli è costato una seconda denuncia per aver tagliato una rete e messo per terra dei tubolari di cemento, creando un passaggio abusivo che dalla quattro corsie li fa entrare in una stradina sterrata che li porta fino alle case.

«Se ci chiudono anche questo, ne apriremo un altro», dice Andrei Vizante, mostrando il varco aperto. Concetto ribadito da Settimo Spolittu. Tutti e due erano stati già denunciati mesi fa, quando, poco distante da quel punto, avevano tolto i bulloni e smontato il pezzo di guard rail con cui era stato chiuso l’accesso che avevano sempre utilizzato. Ad agosto, infatti, l’Anas aveva messo in sicurezza quello e altri incroci a raso, precisando di non avere nessuna competenza sulla viabilità alternativa. Da allora le tre famiglie, undici persone in tutto, tra cui due bambine piccolissime, sono precipitate in una situazione assurda. Che sembra non trovare soluzione. Raggiungere le case dalla quattro corsie non è più possibile. Ma non è neanche più possibile arrivarci attraverso la viabilità alternativa che collega le case con Vena Fiorita, una stradina stretta e sterrata che passa tra rocce e vegetazione, diventata col maltempo del tutto impraticabile. Alla fine sono andati tutti via, eccetto una persona che continua a vivere lì.

«Sono costretto a pagare un affitto, qui a Olbia. Quattrocento euro, una spesa che mi sarei risparmiato volentieri visto che la casa ce l’ho, se mi permettessero di arrivarci», incalza Settimo Spolittu.

Andrei Vizante ha una bambina piccola e aspetta un secondo figlio.

«Da marzo siamo ospiti di mia suocera», spiega. «Mia figlia non stava bene per via di tutta questa situazione e non poteva certamente passare nella strada alternativa che ci hanno indicato – aggiunge Alessandra Spolittu, proprietaria dell’abitazione dove ora viveva sua figlia. «Ci stanno trattando peggio delle bestie perché a loro, il passaggio l’hanno lasciato aperto. A noi no. E basta passare a controllare per vedere che non tutti i passaggi sono stati chiusi». Anche l’altra coppia con la loro bambina sono stati ospitati dalla madre, Rita Pasotto. «Il Comune di Olbia e l’Anas se ne sono lavati le mani, e noi continuiamo a essere trattati come e meno di cittadini di serie B», dice la donna esasperata.

La questione è ora in mano a un legale, l’avvocato Paoletta Deiana.



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