Mater Art, un percorso in ospedale tra alta tecnologia e arte
Cinquemila le sedute di trattamento eseguite nel centro di radioterapia in 8 mesi. Mattiucci: «Buon numero, perché sino a gennaio avevamo un solo macchinario»
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OLBIA. Le opere degli artisti sardi sulle pareti regalano colore e serenità. Come se volessero abbracciare simbolicamente i pazienti. Sono studi scientifici ad aver provato che un ambiente caldo e confortevole aiuta a reagire meglio alle cure e l’arte predispone il paziente a un atteggiamento psicologico che lo porta a rilassarsi. Questa è la parte accogliente del “Mater Art” (Advanced Radiation Therapy), il reparto di radioterapia-oncologica dell'ospedale Mater Olbia che può contare su una tecnologia di altissimo livello.
Dallo scorso agosto il centro ha garantito 5mila sedute di trattamento su 260 pazienti, mentre sono 370 coloro che sono stati sottoposti a una prima visita. «Un buon numero - spiega il professor Gian Carlo Mattiucci, direttore del Mater Art - considerando che il nostro centro sta partendo adesso e la maggior parte dei trattamenti sono stati eseguiti quando avevamo a disposizione solamente un macchinario: Ethos».
Gli strumenti. A proposito di alta tecnologia, il centro di radioterapia può contare sull’acceleratore Ethos in cui è associato un innovativo sistema di intelligenza artificiale. «Questa macchina - spiega Mattiucci - riconosce le modifiche anatomiche che si verificano giorno dopo giorno nel paziente e “invia” le nuove informazioni a fisico e medico in modo che preparino la nuova dose di radiazioni. Poi c’è Mridian, altra nuova frontiera della radioterapia, a disposizione del Mater da gennaio. Mentre Ethos si usa su una tac, Mridian si utilizza su una risonanza magnetica. Questo apparecchio ci fa vedere meglio il bersaglio durante il trattamento e ci fa capire se si sposta. E qui il paziente è protagonista della sua terapia perché vede le stesse immagini dei medici. Vede l’area della sua malattia e poi un’altra area circondata da una linea rossa: quando le fa coincidere, gestendo il suo respiro, parte il trattamento. In Italia ci sono tre strumenti come questo: uno lo abbiamo noi e gli altri due sono a Roma, al Gemelli e a Villa San Pietro».
La struttura. Il centro, che si trova a piano terra in un edificio comunicante con la struttura principale, si estende su una superficie totale di circa 1.500 metri quadrati, più circa 300 metri quadrati per l'area riservata ai bunker di trattamento.
Il percorso. I pazienti oncologici(che entro l’anno avranno anche parcheggi dedicati a disposizione) appena arrivano al centro di radioterapia posizionano la tessera sanitaria davanti a un lettore e passano in accettazione. A quel punto comincia il “percorso poetico” creato con l’aiuto dello scenografo Emilio Ortu e composto appunto da opere che riproducono la Mater Mediterranea: il paziente viene quindi accompagnato in uno dei cinque ambulatori per le visite oppure nella sala dove ci sono le poltrone per il day hospital. Sulla base della prima visita si stabilisce poi se sono necessari altri esami (anche diagnostici). Nella seconda sala d’attesa, invece, dove le opere sui muri sono ancora più colorate, ci sono invece i pazienti che devono già sottoporsi al trattamento con Ethos o Mridian e qui, infatti, non ci sono amministrativi ma infermieri.
Sinergia. «Per il momento - continua Gian Carlo Mattiucci - non possiamo ancora fare chemioterapia concomitante con la radioterapia (si sta aspettando il via libera) e ci appoggiamo all’Oncologia del Giovanni Paolo II. Per noi lavorare in sinergia è fondamentale e infatti, proprio di recente, è partita un’altra importantissima collaborazione con l’Aou di Sassari per il tumore del distretto testa-collo». (s.p.)
Dallo scorso agosto il centro ha garantito 5mila sedute di trattamento su 260 pazienti, mentre sono 370 coloro che sono stati sottoposti a una prima visita. «Un buon numero - spiega il professor Gian Carlo Mattiucci, direttore del Mater Art - considerando che il nostro centro sta partendo adesso e la maggior parte dei trattamenti sono stati eseguiti quando avevamo a disposizione solamente un macchinario: Ethos».
Gli strumenti. A proposito di alta tecnologia, il centro di radioterapia può contare sull’acceleratore Ethos in cui è associato un innovativo sistema di intelligenza artificiale. «Questa macchina - spiega Mattiucci - riconosce le modifiche anatomiche che si verificano giorno dopo giorno nel paziente e “invia” le nuove informazioni a fisico e medico in modo che preparino la nuova dose di radiazioni. Poi c’è Mridian, altra nuova frontiera della radioterapia, a disposizione del Mater da gennaio. Mentre Ethos si usa su una tac, Mridian si utilizza su una risonanza magnetica. Questo apparecchio ci fa vedere meglio il bersaglio durante il trattamento e ci fa capire se si sposta. E qui il paziente è protagonista della sua terapia perché vede le stesse immagini dei medici. Vede l’area della sua malattia e poi un’altra area circondata da una linea rossa: quando le fa coincidere, gestendo il suo respiro, parte il trattamento. In Italia ci sono tre strumenti come questo: uno lo abbiamo noi e gli altri due sono a Roma, al Gemelli e a Villa San Pietro».
La struttura. Il centro, che si trova a piano terra in un edificio comunicante con la struttura principale, si estende su una superficie totale di circa 1.500 metri quadrati, più circa 300 metri quadrati per l'area riservata ai bunker di trattamento.
Il percorso. I pazienti oncologici(che entro l’anno avranno anche parcheggi dedicati a disposizione) appena arrivano al centro di radioterapia posizionano la tessera sanitaria davanti a un lettore e passano in accettazione. A quel punto comincia il “percorso poetico” creato con l’aiuto dello scenografo Emilio Ortu e composto appunto da opere che riproducono la Mater Mediterranea: il paziente viene quindi accompagnato in uno dei cinque ambulatori per le visite oppure nella sala dove ci sono le poltrone per il day hospital. Sulla base della prima visita si stabilisce poi se sono necessari altri esami (anche diagnostici). Nella seconda sala d’attesa, invece, dove le opere sui muri sono ancora più colorate, ci sono invece i pazienti che devono già sottoporsi al trattamento con Ethos o Mridian e qui, infatti, non ci sono amministrativi ma infermieri.
Sinergia. «Per il momento - continua Gian Carlo Mattiucci - non possiamo ancora fare chemioterapia concomitante con la radioterapia (si sta aspettando il via libera) e ci appoggiamo all’Oncologia del Giovanni Paolo II. Per noi lavorare in sinergia è fondamentale e infatti, proprio di recente, è partita un’altra importantissima collaborazione con l’Aou di Sassari per il tumore del distretto testa-collo». (s.p.)
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