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Olbia

Diocesi Tempio-Ampurias

Tempio, le prime parole del nuovo vescovo: «La nostra Chiesa aperta a tutti»

di Giuseppe Pulina
Monsignor Roberto Fornaciari nuovo vescovo di Tempio Ampurias
Monsignor Roberto Fornaciari nuovo vescovo di Tempio Ampurias

Don Fornaciari ha preso possesso della sua diocesi con l’ingresso rituale nella cattedrale di San Pietro

18 settembre 2023
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Tempio Il nuovo vescovo della diocesi di Tempio-Ampurias ha fatto finalmente il suo ingresso in cattedrale. Dopo l’ordinazione episcopale avvenuta a Olbia, monsignor Roberto Fornaciari ha preso materialmente possesso della sua diocesi con l’ingresso, rituale e simbolico, nella cattedrale tempiese di San Pietro Apostolo.

Centinaia di fedeli lo hanno accompagnato ieri a Tempio durante il tragitto che lo ha visto varcare la soglia della cattedrale, seguendo il programma della giornata sino allo spettacolo conclusivo dei fuochi d'artificio. Tante le autorità, religiose e civili, presenti all’evento, dall’arcivescovo metropolita di Sassari, Gian Franco Saba, alla prefetta Paola Dessì, all’assessore regionale Andrea Biancareddu, sino ai sindaci, quasi tutti presenti, del territorio. E numerosa è stata anche la partecipazione popolare.

Festosa e composta, come vuole l’etichetta nelle occasioni in cui la gioia di un importante fatto pubblico non deve oscurare la sobria solennità dello stesso. Accolto dai canonici della cattedrale e dal clero delle parrocchie galluresi e anglonesi, il nuovo vescovo ha trovato al suo fianco anche monsignor Sanguinetti, che, salutandolo, ha dichiarato come i 17 anni del suo mandato siano stati carichi di momenti critici e benedizioni celesti, di cui in poche parole non è facile fare un bilancio.

«Ma come vescovo emerito di Tempio e in ossequio al vescovo Roberto sarò sempre legato a tutti voi». Questa la promessa del predecessore di dom Fornaciari, il vescovo benedettino camaldolese che ieri ha parlato per la prima volta alla sua nuova comunità. Lo ha fatto, chiarendo innanzitutto quella che sarebbe potuta diventare alla lunga una spiacevole incomprensione: «Sono stato ordinato a Olbia perché è risultato essere l’unico luogo adatto per ragioni logistiche alla celebrazione dell’ordinazione episcopale».

Parole chiarificatrici che mettono fine a una polemica che stava iniziando a prendere preoccupantemente quota. Parole che non hanno rappresentato il cuore del discorso del nuovo pastore perché è risultato immediatamente chiaro che nella sua cura episcopale sono presenti altre, e più urgenti, priorità: «Costruiamo una Chiesa aperta a tutti e dove tutti possono sentirsi protagonisti. Confessiamo e professiamo la fede nel Cristo che abbiamo crocefisso, perché chi procede senza Cristo si affida solo a uno spirito mondano». Un richiamo alla concretezza evangelica, dunque, e all’esemplarità di cui deve essere capace la vita di un vero cristiano, chiamato a fare con la fede opera di discernimento. Questa chiesa in movimento, ha lasciato intendere, dovrà mostrarsi solida, proprio come il granito della Gallura: «Penso alla consistenza del granito e all’esigenza di edificare la Chiesa su pietre intinte nello Spirito santo».

Queste le parole del religioso emiliano, che nel primo giorno da vescovo ha potuto contare anche sul conforto del padre e di diversi familiari presenti al cerimoniale dell’ingresso. Fra pochi giorni farà altrettanto a Castelsardo, nell’altra storica cattedrale della diocesi, dove già sono in corso i preparativi per l’accoglienza.

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