La Nuova Sardegna

Olbia

Storia e memoria

Ecco l’hotel Capo Figari, ieri i soldati domani i vip

di Paolo Ardovino
Ecco l’hotel Capo Figari, ieri i soldati domani i vip

Golfo Aranci, nel “monte” transenne e divieti della New Fari. In cima svetta l’ex stazione utilizzata da Guglielmo Marconi

09 novembre 2023
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Golfo Aranci Luce. Tanta luce. Anche in una mattinata ormai autunnale, è la luce a ricoprire come un lungo velo tutto il promontorio di Capo Figari. Per i golfarancini è semplicemente «il monte». Lo chiamano così le persone nate e che vivono sotto l’occhio della stazione di Guglielmo Marconi, che guarda tutti dalla cima. Capo Figari è un gigante calcareo che assorbe tutto. Ha assorbito il passaggio della storia, a partire proprio dalla struttura con cui l’inventore negli anni ’30 del ’900 scoprì la trasmissione radio a onde corte. E a poca distanza un vecchio stabile che funzionava da centro delle linee telefoniche. Forse non a caso si trova lì. Ha assorbito il passaggio delle truppe che durante la prima guerra mondiale si stabilirono nella batteria militare Serra a picco sul mare.

Capo Figari, ai suoi piedi, ha assorbito anche quel vecchio forno per la calce ormai arrugginito, dietro la spiaggia di Cala Moresca, che qualche anno fa ha visto passare una troupe della Disney. Ha assorbito, immersa nelle vegetazione, una casupola in pietra un tempo dimora di un pastore. Il monte ha fatto suo ogni passaggio dell’uomo. Salendo e scendendo dal sentiero in terra battuta sono cresciuti tanti rovi, segno di un altro passaggio, quello delle fiamme che investirono Capo Figari e il vicino Monte Ruju nel 2013.

Dopo dieci anni, la mano minuscola dell’uomo ha lasciato un’impronta visibile sull’immensa montagna. Qualcosa tra l’ex stazione e la batteria militare, i punti di interesse che quotidianamente ricevono quasi come in pellegrinaggio le visite di coppie e piccoli gruppi, è cambiato. Ci sono delle recinzioni, tra l’altro divelte dal vento, che indicano divieti d’accesso. La prima dimostrazione di proprietà della New Fari, la società che dallo scorso giugno da bando regionale è diventata concessionaria per 30 anni dei beni del “monte”. Visitare in questo periodo Capo Figari diventa un atto di testimonianza. Testimoniare il momento prima di qualcosa che potrebbe accadere. Forse il progetto di un hotel di lusso con piscine e spazio d’atterraggio per mongolfiere non si farà, ma qualcosa, qualsiasi cosa, accadrà.

«Mio bisnonno viveva a Golfo Aranci dal 1870», Giampiero Spano della compagnia barracellare è per metà lupo di mare (sul suo veliero Francesco Gabbani girò il videoclip di “Pachidermi e pappagalli”) e per metà esperto di sentieri e macchia mediterranea. All’epoca di suo bisnonno «c’erano due famiglie, gli Spano e i Derosas, e tre case». Famiglie di pescatori. Cent’anni fa sono poi arrivati dal mare altri pescatori da Ponza, da Ventotene, che una volta stabiliti hanno dato avvio alla crescita del posto. Allora, Capo Figari era un monte senza batteria Serra e prima ancora del passaggio leggendario di Marconi.

I golfarancini da metà del secolo scorso hanno sempre conosciuto il “monte” per come appare oggi. L’interrogativo, e i timori, sono sul domani. Arrivare in cima è un’impresa ma la Panda 4x4 dei barracelli regge bene. In certi punti riesce appena a passare, i rovi graffiano le portiere. La stradina non è fatta per il via vai di mezzi ma per le passeggiate e i trekking. Arrivati più in alto di tutto, inviare una foto o un video tramite whatsapp del panorama del golfo con Figarolo a destra e Tavolara di fronte significa percorrere i passi degli esperimenti di Marconi sulle telecomunicazioni. Le strutture però sono fatiscenti, hanno addosso i segni del tempo e dell’incuria. La prospettiva di un museo potrebbe essere il giusto compromesso. Al largo, si vede passare una nave cargo della Grendi. Ricorda vecchi fantasmi: tre anni fa, come ora con la New Fari, ci fu sommossa popolare e “no” del comune alla volontà della società a rendere l’attracco di Golfo Aranci un porto per le merci. Non se ne fece niente e finì a tarallucci e vino, l’azienda virò verso Olbia.

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