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Tribunale

La Maddalena, insulti alla moglie e botte alla figlia: la Procura chiede il processo

di Tiziana Simula
La Maddalena, insulti alla moglie e botte alla figlia: la Procura chiede il processo

Pensionato accusato di maltrattamenti. Il giudice deciderà sul rinvio a giudizio nell’udienza del 21 marzo

09 febbraio 2024
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La Maddalena Maltrattamenti continui, violenze fisiche e psicologiche. Come quando picchiava la figlia, colpendola con violenza sulle cosce con una bacchetta in legno, o quando, in preda alle gelosia, aveva distrutto con un martello tablet e cellulare alla moglie. Sono alcuni episodi di cui è accusato un pensionato di La Maddalena. La Procura di Tempio ha chiesto per lui il rinvio a giudizio per maltrattamenti in famiglia ai danni della moglie e della figlia minore e per danneggiamento per avere, un giorno, dato alle fiamme uno stendino dov’era stesa la loro biancheria, all’esterno dell’abitazione.

L’udienza preliminare davanti al gup Marco Contu per decidere sul rinvio al giudizio si terrà il 21 marzo. L’uomo è difeso dall’avvocato Claudio Mastandrea, mentre la moglie e la figlia sono assistite dall’avvocato Emanuela Provenzano. I litigi tra marito e moglie (parecchio più giovane di lui), secondo le accuse, avvenivano sempre davanti alla figlia adolescente, e a scatenare gli attacchi d’ira dell’uomo sarebbe stata soprattutto la gelosia. La offendeva, la insultava. «Sei una poco di buono...», le ripeteva, arrivando anche a minacciarla di morte facendole il gesto del segno della croce.

Ma l’imputato è accusato anche di averle distrutto con un martello degli oggetti personali, come il tablet e il telefono. La donna, come lei stessa ha denunciato ai carabinieri, avrebbe subito una violenza psicologica continua. A cui si aggiungevano i maltrattamenti fisici nei confronti della figlia che, stando alle accuse, picchiava anche per futili motivi, usando perfino una bacchetta in legno con cui la colpiva sulle cosce.

Esasperate e impaurite, la donna e la ragazzina hanno cercato in più di un’occasione ospitalità a casa di amici e parenti, e per un periodo sono state accolte anche in una comunità protetta. Ma l’uomo avrebbe continuato a cercarle, telefonando continuamente alla figlia e minacciando che si sarebbe suicidato se non avesse risposto alle sue chiamate.

Il tribunale gli ha intimato di tenersi a distanza da loro. Queste le accuse da cui il pensionato ora dovrà difendersi. Il 21 marzo il giudice deciderà se mandarlo o meno a processo.

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