La Nuova Sardegna

Olbia

L’inchiesta

Attentati incendiari a Olbia, la pista delle vendette incrociate

di Marco Bittau
Attentati incendiari a Olbia, la pista delle vendette incrociate

Dalla notte di San Silvestro a febbraio a fuoco un ristorante e otto auto

11 febbraio 2024
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Olbia Un lungo filo rosso collega gli ultimi attentati incendiari in città. In poche settimane a fuoco un notissimo ristorante in spiaggia a Marinella, cinque auto a Sa Minda Noa e altre tre in via Lumbau, traversa di via Roma: azioni distinte, ma una unica pista. Gli investigatori – i carabinieri di Olbia – in questi giorni hanno raccolto molte testimonianze e visionato le immagini delle videocamere di sorveglianza. Una tessera dopo l’altra stanno chiudendo il cerchio e ricomponendo il puzzle di una storia che parte dalla vita privata delle persone coinvolte e che con l’incalzare degli atti intimidatori ha assunto i contorni di una vera e propria faida d’altri tempi. Nessuno spara, ma il liquido infiammabile scorre a fiumi. Ora la sensazione è che le indagini siano a un punto di svolta.

Le indagini dei carabinieri sulle notti di fuoco erano partite la notte di San Silvestro quando un incendio aveva devastato il ristorante “Il regolo” dell’imprenditore Nuccio Merone, nella spiaggia di Marinella. Lo stesso ristorante era già stato raso al suolo nel 2016, mentre sempre Merone aveva subito un atto intimidatorio in un altro suo locale, a Cugnana, in tempi più recenti. Marinella è la stessa spiaggia dove il campione di canoa Francesco Gambella, ha una concessione balneare (ombrelloni, sedie sdraio, canoe). Gambella, anche lui notissimo in città, è una delle vittime del raid incendiario compiuto il 14 gennaio scorso a Sa Minda Noa. Cinque auto in fiamme in via del Melograno, via Mosca e via Belgrado. Tre incendi appiccati a breve distanza l’uno dall’altro, nella stessa zona. Gambella e Merone sono vicini di spiaggia, ma non sono le concessioni balneari al centro dell’inchiesta sugli attentati. Il filo conduttore sarebbe un altro, legato alla vita privata e ai dissidi personali che collegano un gruppo di famiglie, tutte coinvolte negli attentati incendiari.

A questi si aggiunge anche un altro raid compiuto dalla banda del cerino la scorsa settimana. Tre auto incendiate in via Lumbau, una traversa di via Roma, appartenenti al bodybuilder Gianluca Degortes, al fratello e alla cognata. Degortes – conosciuto con il nomignolo di “Ciki” e apprezzato per i suoi successi sportivi – soltanto pochi giorni prima era stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di estorsione e poi subito rimesso in libertà dal gip del tribunale di Tempio che aveva derubricato il reato in esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Non è per nulla scontato però che questa vicenda sia legata all’attentato incendiario. Piuttosto è plausibile un collegamento con l’attività di buttafuori svolta da Degortes, che in passato potrebbe aver “buttato fuori” da una discoteca la persona sbagliata, che poi si è vendicata. Insomma, una complicata matrioska di storie dentro altre storie e attentati legati ad altri attentati.

Certo è che a Olbia il puzzle delle intimidazioni è sulla bocca di tutti. E tutti – sapendo o facendo finta di sapere – propendono per la pista infuocata delle vendette incrociate. Una tesi su cui lavorano anche gli investigatori che, dopo settimane di indagini, si apprestano ora a chiudere il cerchio. La brusca accelerata sarebbe avvenuta dopo il raid a Sa Minda Noa con l’incendio alle auto di Gambella (una Porsche Cayenne e una Ford Ranger) parcheggiate in via Belgrado e a quella di una donna, Barbara Rinaldi (una Audi Q8 in via del Melograno). Distrutte anche una Lancia Y10 e un fuoristrada in via Mosca. Da quel momento gli investigatori hanno lavorato senza sosta sentendo e risentendo le famiglie coinvolte e altri testimoni, ma anche acquisendo le immagini delle telecamere di sorveglianza installate nelle abitazioni delle famiglie e nei rifornitori di benzina. Immagini da cui sarebbero emersi elementi per identificare i responsabili. 

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