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Olbia, il primo San Simplicio del vescovo Fornaciari: «Desidero entrare nel tessuto della vita cittadina»


	Il vescovo Dom Roberto Fornaciari durante la messa (foto Vanna Sanna)
Il vescovo Dom Roberto Fornaciari durante la messa (foto Vanna Sanna)

L’omelia sul sagrato della basilica è stata incentrata sulla speranza e sui limiti della società dei consumi

15 maggio 2024
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Olbia. Si rivolge per la prima volta alla comunità olbiese nel giorno di San Simplicio. Monsignor Roberto Fornaciari, dallo scorso luglio vescovo della Diocesi di Tempio-Ampurias, questa mattina, 15 maggio, ha celebrato la solenne messa pontificale sul sagrato della basilica di Olbia dopo essere stato accolto dalla banda Mibelli e del comitato della festa. Una omelia incentrata sul concetto di speranza e sui limiti della società dei consumi, quella del vescovo. «Mi hanno detto che, nella festa del santo patrono, è tradizione che il vescovo rivolga una parola a tutti gli olbiesi oltre che ai fedeli della Diocesi – ha detto Fornaciari -. Lo faccio anch’io volentieri: il Signore mi ha chiamato a vivere in questo splendido angolo della Sardegna e desidero con tutto il cuore entrare nel tessuto della vita cittadina di Olbia, riuscire a coglierne e ammirare l’anima, contribuire alla vita buona di tutti».

«Noi del 21esimo secolo siamo figli di una diffusa mentalità pragmatica, che segue i valori di una società fondata sulla ricerca del piacere, sul desiderio di possesso, sull’individualismo egoistico, sulla competizione e sulla fretta – ha proseguito il vescovo -. Tutto deve essere realizzato subito, perché vale di più chi produce di più. Gli attuali ambiti della speranza sembrano inquinati, perché educano a desiderare le cose e a sognare situazioni future illusorie. La società dei consumi sforna esseri tristi e disperati. Molti si trascinano nel non-senso, in un vuoto interiore che viene compensato continuamente con lo stress, facendo seguire ad una attività un’altra attività in modo da non lasciare mai spazi vuoti»

E poi ancora: «Oggi lo stress è un demone che domina su tanti uomini e donne. Tanti segnali presenti nella nostra società, nelle cronache dei nostri giornali, ci fanno rilevare infelicità, insoddisfazione e dubbio sulla vita. Mentre è aumentato il benessere fisico e materiale, è diminuita la speranza. Tutte le inchieste concludono che in genere i paesi occidentali offrono risposte soddisfacenti ai bisogni fondamentali e voluttuari, ma sono più infelici rispetto al passato. Tale infelicità è legata alla mancanza di prospettive per il futuro e quindi alla carenza di speranza. Le cronache quotidiane, d’altra parte, riferiscono frequentemente di suicidi, di morti per droga, di incidenti automobilistici che un tempo venivano chiamati stragi del sabato sera. Sono “soluzioni” consce o inconsce di rifiuto della vita e di morte della speranza. Anche la drastica diminuzione del tasso di natalità indica che sono venute meno molte ragioni per vivere. Per questo si gioca d’azzardo con la morte». Secondo il vescovo Fornaciari la «società dei consumi diffonde la convinzione che la felicità dell’uomo viene dall’utilizzazione di beni sempre più numerosi, dall’acquisizione di potere sempre maggiore, dalla soddisfazione degli istinti sempre meglio assecondati».

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