Caprera, il sistema antincendio nel degrado: «Subito la bonifica»
Il Parco di La Maddalena scrive alla Regione: «Intervento urgente»
La Maddalena Sul caso dell’impianto di telerilevamento incendi abbandonato a Caprera, anche l’Ente Parco nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena interviene ora con estrema fermezza, ribadendo la necessità di un’azione immediata. Lo ha fatto nei giorni scorsi il direttore dell’Ente, Giulio Plastina, con una comunicazione formale inviata all’assessorato regionale dell’Ambiente e, per conoscenza, alla Direzione generale del patrimonio naturalistico e al Ministero dell’Ambiente. Nel documento Plastina richiama una vicenda lunga quasi trent’anni. Alla fine degli anni Ottanta e nei primi Novanta, la Regione Sardegna affidò a Teletron Euroricerche la realizzazione di un innovativo sistema di telerilevamento degli incendi boschivi, con oltre ottanta postazioni e nove centrali operative distribuite sull’isola. A Caprera vennero installati pannelli solari, batterie e apparecchiature elettroniche nelle due postazioni del Monte Tejalone e del Becco di Vela, un impianto allora considerato all’avanguardia e gestito dal Corpo Forestale dello Stato.
Intorno agli anni Duemila il sistema venne progressivamente dismesso, fino al completo abbandono nel 2005. Da allora gli impianti non sono mai stati rimossi né bonificati. Oggi, dopo decenni di mancata manutenzione, le strutture sono ancora lì: accumulatori, batterie, pannelli e telai metallici esposti agli agenti atmosferici, disseminati in due delle aree ambientali più delicate dell’arcipelago. Materiale ormai degradato, corrosione avanzata, componenti danneggiati o crollati a terra: un quadro documentato dalle stesse fotografie allegate alla nota ufficiale del Parco, inviata il 21 novembre scorso. «Si chiede con la massima urgenza il ripristino dei luoghi, con la rimozione dei materiali e degli impianti che deturpano l’area e costituiscono elementi potenzialmente pericolosi», scrive Plastina. «Un intervento non più rinviabile, considerato il valore ambientale dei siti e il protrarsi della situazione».
La Regione, nel frattempo, avrebbe avviato una prima ricognizione tecnica per ricostruire lo storico dell’intero sistema, dismesso da oltre vent’anni. Si tratta di un lavoro complesso, anche per la necessità di recuperare documentazione risalente ai primi anni Duemila, ma che potrebbe portare — con l’inverno di mezzo — a un intervento entro la stagione estiva. L’intervento del Parco, dunque, riaccende i riflettori su un caso rimasto irrisolto troppo a lungo: un impianto nato per prevenire gli incendi e che, lasciato nel degrado, rischia di trasformarsi nell’ennesima eredità pericolosa del passato.
