Fondi pubblici per un chiosco mai realizzato: la decisione sul dissequestro dei beni dell’ex assessore e del nipote
I due sono indagati anche di truffa aggravati ai danni dello Stato
La Maddalena Restano sotto sequestro preventivo i beni, per circa 94mila euro, appartenenti all’ex assessore comunale di La Maddalena Claudio Tollis, e al nipote Alessio Brunetti, finiti al centro di un’inchiesta della guardia di finanza con l’accusa di aver percepito finanziamenti pubblici nazionali ed europei per realizzare un chiosco sulla spiaggia del Cardellino, a La Maddalena, di fatto mai costruito. I due sono indagati con le accuse di truffa aggravata ai danni dello Stato, malversazione e indebita percezione di erogazioni pubbliche di matrice nazionale ed europea. Nei giorni scorsi, i finanzieri del comando provinciale di Sassari, coordinati dal colonnello Marco Sebastiani, hanno eseguito il decreto di sequestro preventivo emesso dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Tempio, su richiesta del Procuratore europeo delegato di Roma. Contro il provvedimento, i difensori di Tollis e Brunetti, gli avvocati Luigi Esposito e Patrizia Tollis, hanno presentato ricorso al riesame e oggi 29 gennaio si è tenuta l’ udienza nel tribunale di Tempio. I giudici, a scioglimento della riserva, hanno rigettato la richiesta di dissequestro presentata dai legali. «Attendiamo le motivazioni per decidere sul ricorso per Cassazione», dice l’avvocato Esposito.
L’attività d’indagine è stata svolta dai finanzieri della tenenza di Palau, sotto il coordinamento dell’Autorità giudiziaria europea. L’ex assessore di La Maddalena viene indicato dagli investigatori come l’amministratore di fatto della società che ha beneficiato dei finanziamenti, mentre il nipote viene indicato come il rappresentante legale. I finanzieri hanno svolto accertamenti sulla correttezza dell’iter che ha portato all’erogazione alla società maddalenina dei finanziamenti provenienti dalla Cassa depositi e prestiti (medio credito centrale), dal Fondo Pmi e contributi pubblici a fondo perduto, per complessivi 171mila euro. Soldi destinati alla realizzazione del chiosco. Dall’attività d’indagine sarebbe emerso che l’amministratore di fatto, avrebbe fittiziamente intestato la società al nipote, il quale, successivamente, attraverso una serie di bonifici, avrebbe trasferito le somme allo zio.
L’analisi della documentazione acquisita avrebbe, inoltre, evidenziato come, al fine di ottenere l’erogazione del contributo e documentare lo stato di avanzamento dei lavori, gli indagati abbiano fatto ricorso a una fittizia rappresentazione della realtà societaria, all’emissione di documentazione fiscale falsa tale da indurre in inganno il personale della Regione preposto alla cura dell’istruttoria, nonché alla presentazione di una polizza fideiussoria risultata contraffatta, al fine di ottenere dal Comune di La Maddalena la necessaria autorizzazione alla posa del chiosco. Dopo l’erogazione dei finanziamenti, il chiosco sarebbe stato messo in vendita su una piattaforma di annunci online, pur non essendo mai stato realizzato.
Queste le accuse nei confronti dei due indagati. Che respingono ogni addebito. Non c’ stata nessuna percezione di soldi pubblici indebita, sostengono i difensori. Che chiariscono, innanzitutto, che «Tollis non era l’amministratore di fatto, ma ha svolto funzioni di consulenza, e Brunetti era l’amministratore di diritto della società che ha partecipato al bando». E che «tutti i soldi percepiti sono stati utilizzati per lo scopo a cui erano destinati». Spiegano che dopo aver fatto i vari investimenti (affitto del terreno, acquisto dei materiali e degli arredi), l’impresa aveva abbandonato i lavori. E il chiosco non era stato realizzato, con conseguente crisi della società e la necessità di trovare altri partner o di vendere l’azienda. Tutte argomentazioni illustrate e documentate in sede di riesame. (t.s.)
