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Altro che Don Camillo e Peppone, parrocchia e comitato litigano per l’organizzazione della festa: il caso finisce in Vaticano

di Marco Bittau
Altro che Don Camillo e Peppone, parrocchia e comitato litigano per l’organizzazione della festa: il caso finisce in Vaticano

L’intervento della Diocesi e la supplica-ricorso

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Golfo Aranci A voler sorridere, sembra una storia ispirata al Don Camillo e Peppone di Guareschi che si cavano gli occhi per la nascita di un comitato laico che vorrebbe concorrere all’organizzazione dei tradizionali festeggiamenti nel santuario della Madonna del Monte. Mica le chiavi del regno o celebrare messa, al massimo arrostire carne e salsiccia all’ombra delle cumbessias. Invece no, niente da fare. La parrocchia di San Giuseppe e il Comune di Golfo Aranci hanno risposto picche: «La festa la facciamo noi».

Così quella che sembrava una banale polemica da sagra paesana nel giro di pochi giorni è lievitata come un pandoro. Prima è intervenuta la segreteria del vescovo, a Tempio, e poi addirittura il caso è finito in Vaticano, all’attenzione del Dicastero per il clero, con una supplica-ricorso contro il diniego inviata dal comitato della discordia, firmata dal presidente Antonello Deiana e dal vice Franco Giulio Tedde.

Il comitato Madonna del Monte si è costituito ufficialmente l’11 gennaio scorso con una scrittura privata ai sensi del codice civile. Nessuno scopo di lucro e un solo obiettivo: «Custodire e tutelare la tradizione storica e devozionale legata alla Madonna del Monte, nonché curare e supportare gli aspetti logistici, organizzativi e civili delle celebrazioni nel sito». C’è di più: il comitato si è proposto come interlocutore dell’autorità ecclesiastica e questo deve aver fatto storcere il naso al parroco don Dario D’Angelo, che ha chiesto e ottenuto il sostegno del sindaco Giuseppe Fasolino. In particolare, un passaggio del comitato deve aver agitato il parroco: «Ogni intervento, opera, modifica, iniziativa o diversa regolamentazione riguardante le celebrazioni, i beni, le strutture e gli spazi tradizionalmente utilizzati dovrà avvenire previo confronto e intesa scritta con il comitato».

A quel punto è scattata la diffida, firmata dal parroco e dal sindaco: «L’amministrazione comunale, ricordando che negli anni la festa è stata garantita con l’aiuto di volontari nella comunità, dalla pro loco e dal centro commerciale naturale, con il supporto della parrocchia e con risorse della stessa amministrazione, non riconosce nuovi soggetti nati senza la condivisione fra il Comune e la parrocchia.

Ne discende che tali soggetti non potranno essere beneficiari di risorse per l’organizzazione della festa». Immediata la replica: «I comitati e le associazioni non riconosciute costituite ai sensi del codice civile non necessitano di autorizzazione da parte di enti pubblici, religiosi o amministrativi». A quel punto è intervenuta la segreteria vescovile che ha dato ragione alla parrocchia e al Comune. Così al comitato Madonna del Monte non è rimasto altro da fare che una supplica al Dicastero per il clero, a Roma.

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