Skipper morto in barca a Portisco: nuovi accertamenti su batterie e impianto elettrico
Il sindaco di Bacoli annuncia che il Comune si costituirà parte civile nel processo
Olbia Non sono ancora conclusi gli accertamenti da parte del perito nominato dalla Procura di Tempio sul motoscafo ormeggiato a Portisco, a bordo del quale l’8 agosto scorso era stato trovato morto Giovanni Marchionni, lo skipper 21enne di Bacoli. Nei prossimi giorni, sono previsti, infatti, ulteriori approfondimenti che riguarderanno nello specifico le batterie, l’impianto elettrico di bordo e i sistemi di ricarica dell’imbarcazione. Il consulente della Procura Giuseppe Mangano salirà di nuovo a bordo del motoscafo, ancora sotto sequestro, martedì 17 febbraio, insieme ai consulenti di parte e ai difensori. Intanto gli esami tossicologici eseguiti sul corpo della vittima hanno accertato le cause della morte del giovane skipper campano: a provocare il decesso sarebbe stata un’intossicazione da acido solfidrico. Giovanni Marchionni avrebbe inalato il gas tossico che potrebbe essere fuoriuscito dalle batterie dell’imbarcazione. Ulteriori riscontri in proposito dovrebbero arrivare con gli approfondimenti che verranno eseguiti tra due settimane.
La tragedia avvenuta l’estate scorsa, con la scomparsa del 21enne morto mentre lavorava come skipper a bordo del motoscafo, ha segnato profondamente la città di Bacoli. Il sindaco Josi Gerardo Della Ragione ha fatto sentire fin da subito la propria vicinanza alla famiglia della vittima e sollecitato giustizia. In un post pubblicato sui social ha fatto sapere che il Comune di Bacoli si costituirà parte civile nel processo che sarà celebrato. Il consiglio comunale ha approvato all’unanimità un’ordine del giorno in cui impegna l’amministrazione «a farsi portavoce verso tutte le istituzioni del dovere morale di restituire dignità e giustizia a Giovanni e a tutte le vittime del lavoro, assumendo sin d’ora l’impegno del Comune di Bacoli di costituirsi parte civile nel processo», si legge nel documento approvato. «Il consiglio comunale – prosegue l’ordine del giorno – esprime tutta la sua solidarietà alla famiglia Marchionni, così come ha manifestato sin dal primo momento. E pur rispettando il lavoro della magistratura, si impegna a non arretrare di un passo nella ricerca della piena verità e a mettere in campo tutte le iniziative possibili per rendere giustizia a Giovanni e alla sua famiglia, per onorarne la memoria e per sostenere i suoi familiari in questo momento di grande dolore e difficoltà».
L’inchiesta per la morte di Giovanni Marchionni è ormai alle battute finali. La Procura di Tempio – coordinano le indagini il procuratore Gregorio Capasso e la sostituta Milena Aucone – ha aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico di ignoti. Ora, alla luce del risultato dell’autopsia, la situazione è destinata a cambiare. Il 21enne era stato trovato morto la mattina dell’8 agosto su uno dei letti della cabina marinaio, a prua del motoscafo d’alto mare del cantiere nautico Fiart mare di Bacoli. Le indagini hanno accertato che il giovane lavorava sull’imbarcazione di cui è armatrice Annalaura di Luggo, manager e consigliere delegato del cantiere Fiart Mare di Bacoli (che non risulta indagata). Gli accertamenti eseguiti a bordo dello yacht avevano escluso la presenza di monossido di carbonio e segnalato la presenza di acido solfidrico, sebbene, da quanto si era appreso, il dato fosse al di sotto dei limiti di soglia. Ma gli ultimi accertamenti indicherebbero come killer proprio quel gas tossico. L’armatrice è difesa dagli avvocati Giampaolo Murrighile e Sebastiano Giaquinto. La famiglia dello skipper è assistita dagli avvocati Gabriele Satta e Maurizio Capozzo.
