Processo Grillo Jr e amici: la Procura e la parte civile non impugnano la sentenza di condanna in appello
I difensori chiedono che il verdetto venga annullato
Tempio Si sposta in corte d’appello la vicenda giudiziaria che vede imputati per violenza sessuale di gruppo Ciro Grillo e i suoi amici genovesi Edoardo Capitta, Francesco Corsiglia e Vittorio Lauria, tutti condannati in primo grado dal tribunale di Tempio, con sentenza emessa nel settembre scorso. I difensori hanno impugnato in appello la sentenza di condanna: 8 anni di reclusione inflitti a Grillo, Lauria e Capitta, 6 anni e 6 mesi, a Corsiglia. Non ha, invece, impugnato la Procura. Il processo era stato seguito dal procuratore Gregorio Capasso che aveva chiesto una condanna a 9 anni per tutti gli imputati. Nessun appello neanche dalla parte civile, rappresentata dall’avvocata Giulia Bongiorno. La scadenza del termine per il deposito dei ricorsi era fissato per il 5 febbraio. Il pool difensivo – gli avvocati Enrico Grillo, Andrea Vernazza, Antonella Cuccureddu, Mariano Mameli, Ernesto Monteverde e Alessandro Vaccaro – chiede alla corte d’appello di dichiarare la nullità della sentenza. Per due motivi: il primo è che nelle motivazioni mancherebbe la firma di uno dei giudici estensori. Il secondo, è sostanziale: i giudici, dicono praticamente i legali, hanno ignorato le argomentazioni della difesa. Dalla sentenza sono letteralmente spariti decine argomenti più volte dibattuti in tre anni di dibattimento. Nei corposissimi appelli evidenziano come il giudizio di attendibilità e credibilità della presunta vittima della violenza sessuale di gruppo, sia stato pronunciato dai giudici di primo grado senza riscontri dalla lettura delle carte. I difensori ritengono che la sentenza sia tecnicamente nulla perché non ha passato in rassegna tutte le questioni difensive, anche solo per confutarle e rigettarle, che sono state avanzate nel corso del processo. C’è un mancato raffronto con gli elementi di prova contraria presentati dai difensori. (t.s.)
