Morte dello skipper a Portisco: dissequestrato il motoscafo
Trattenute per accertamenti sei batterie dell’imbarcazione, la vittima aveva inalato acido solfidrico
Olbia La Procura di Tempio ha disposto il dissequestro del motoscafo d’altura ormeggiato a Portisco dove l’8 agosto scorso era stato trovato morto lo skipper 21enne campano, Giovanni Marchionni. Sono state trattenute sei batterie dell’imbarcazione, al centro degli accertamenti – una di queste risulta danneggiata e da lì potrebbe essere fuoriuscito l’acido solfidrico che avrebbe ucciso lo skipper –, mentre il motoscafo potrà essere restituito alla proprietaria, la manager Annalaura di Luggo, anche lei di Bacoli, come la giovane vittima. La donna, difesa dagli avvocati Giampaolo Murrighile e Sebastiano Giaquinto, è indagata per omicidio colposo. Il 20 febbraio scorso, a bordo del motoscafo, sottoposto in questi mesi a numerosi sopralluoghi da parte dei consulenti nominati dalla Procura e dai difensori, erano saliti gli ispettori dello Spresal, il servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro dell’Asl Gallura. Un accesso finalizzato a reperire materiale e documentazione relativa sia all’imbarcazione che alla posizione lavorativa del 21enne in qualità di marinaio, ma anche a verificare le condizioni della cabina marinaio dove il giovane era stato trovato morto, e in generale, ad accertare se sia stata rispettata la normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. L’inchiesta per la morte dello skipper di Bacoli, è alle battute finali. Gli esami tossicologici eseguiti sul corpo della vittima hanno accertato che a provocare la morte di Giovanni Marchionni è stata un’intossicazione da acido solfidrico. Il 21enne di Bacoli, avrebbe inalato il gas tossico fuoriuscito dalle batterie del motoscafo. Le indagini sono coordinate dal procuratore Gregorio Capasso e dalla sostituta Milena Aucone. La famiglia dello skipper è assistita dagli avvocati Gabriele Satta e Maurizio Capozzo. (t.s.)
