La Nuova Sardegna

Olbia

La causa civile

Amianto killer, il giudice dà ragione ai familiari del sottufficiale morto e condanna il ministero della Difesa – Le motivazioni


	Il sottufficiale con la moglie 
Il sottufficiale con la moglie 

Alla moglie e al figlio sono stati riconosciuti anche 60mila euro di arretrati

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La Maddalena Il sottufficiale Enrico Laudati era morto nel 2011, a 74 anni. Per oltre trent’anni aveva servito lo Stato imbarcato sulle navi della marina militare. Molti anni dopo la fine del servizio si era ammalato, vittima dell’amianto killer. Per lunghi periodi, aveva lavorato, senza le adeguate protezioni, a contatto con le fibre di amianto presenti sulla navi costruite negli anni in cui questo materiale veniva utilizzato. Dopo la sua scomparsa, la moglie Santa Avolio e il figlio Ivano Laudati, entrambi residenti a La Maddalena, hanno intrapreso una lunga battaglia per ottenere il pieno riconoscimento dei diritti previsti per le vittime del dovere. La causa civile intentata contro il ministero della Difesa nel tribunale di Tempio, li ha visti vincere e conquistare una decisione molto importante. Il tribunale, nella persona della giudice designata Antonia Palombella, ha infatti accolto il ricorso della famiglia del sottufficiale della marina, condannando il ministero della Difesa ad equiparare il vitalizio previsto per le vittime del dovere a quello delle vittime del terrorismo, superando una disparità che per anni ha segnato una differenza di trattamento tra i servitori dello Stato caduti nell’adempimento del proprio lavoro. Alla moglie Santa e al figlio Ivano sono stati riconosciuti anche 60mila euro di arretrati.

«Una pronuncia importante – commentano dall’Osservatorio nazionale amianto – che ristabilisce un principio di equità e giustizia nei confronti di chi ha sacrificato la propria vita per lo Stato e delle famiglie che ne portano ancora oggi il peso». Nella decisione il tribunale richiama l’orientamento consolidato della Corte di Cassazione, secondo cui l’assegno vitalizio spettante alle vittime del dovere deve essere equiparato a quello riconosciuto alle vittime del terrorismo. Una interpretazione che discende dal principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione, e che negli ultimi anni ha trovato conferma sia nella giurisprudenza sia nell’evoluzione della normativa. «È una decisione importante perché ristabilisce un principio di giustizia e di civiltà e supera una discriminazione che non era più tollerabile. Il dettato costituzionale dell’uguaglianza impone che tutte le vittime colpite nell’adempimento del proprio dovere siano trattate allo stesso modo», commenta Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale della famiglia del militare. Il difensore rimarca: «Le famiglie di queste vittime hanno già pagato un prezzo altissimo con la perdita dei loro cari e meritano non solo il riconoscimento dei diritti, ma anche la vicinanza e il sostegno concreto dello Stato».

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