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Inps, due milioni di certificazioni uniche sbagliate: bonus e agevolazioni a rischio – Che cosa sta succedendo

Inps, due milioni di certificazioni uniche sbagliate: bonus e agevolazioni a rischio – Che cosa sta succedendo

Salta un codice nella documentazione: chi sono i potenziali danneggiati

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Un'inesattezza burocratica ha coinvolto le Certificazioni uniche di circa due milioni di contribuenti. A causa di una spunta posizionata nel campo sbagliato da parte dell'Inps e di altri enti, numerosi lavoratori hanno rischiato di veder sfumare le agevolazioni fiscali legate a indennità percepite durante il 2025, come Naspi, malattia, maternità e cassa integrazione.

Le origini del problema

Tutto nasce dalle modifiche introdotte con la Legge di Bilancio 2025, che ha trasformato il taglio del cuneo da un semplice sconto sui contributi previdenziali a un vero e proprio beneficio IRPEF. Nel dettaglio, per chi dichiara redditi complessivi inferiori a 20.000 euro è garantita una quota detassata pari al 4,8%, 5,3% o 7,1% dello stipendio teorico annuo, fino a un tetto massimo di 960 euro. Per i redditi compresi tra i 20.000 e i 40.000 euro scatta invece un'ulteriore detrazione: 1.000 euro per la fascia fino a 32.000 euro, importo che va progressivamente a calare fino ad annullarsi alla soglia dei 40.000. Per far sì che queste misure vengano assegnate correttamente, è indispensabile che la Certificazione unica (il documento che attesta i redditi dell'anno precedente, fondamentale per la dichiarazione precompilata) sia inappuntabile. Per il 2026, la CU ospita nuove voci, dalla 718 alla 725, dedicate alle somme esenti da tassazione. Il punto focale è la casella 718: un codice errato in questa posizione può negare un'agevolazione legittima o, al contrario, elargire un bonus a chi non ne ha i requisiti.

Le sviste dell'Inps

Il disguido più impattante è stato commesso dall'INPS. Nelle primissime CU emesse per prestazioni quali Naspi, disoccupazione agricola, maternità, malattia e Cig, era stato inserito il "codice 2" nel rigo 718. Questa classificazione estrometteva di fatto tali somme dal calcolo per il bonus fiscale. Tuttavia, trattandosi di sussidi che sostituiscono il reddito da lavoro dipendente, esse devono essere regolarmente incluse per determinare il diritto agli sconti, a patto di rispettare i tetti reddituali. In seguito alle denunce dei Caaf Cgil, l'Ente ha corretto il tiro. L'Inps ha assicurato che le dichiarazioni aggiornate sono online dal 31 marzo e che le relative informazioni sono state automaticamente trasferite nelle precompilate (accessibili dal 30 aprile). In altri casi, però, si è verificato lo scenario opposto: ad alcune Discoll (l'assegno di disoccupazione per assegnisti, dottorandi e co.co.co) è stato erroneamente associato il "codice 1". Questo avrebbe accordato l'agevolazione a soggetti non idonei, poiché, come chiarito dall'Agenzia delle Entrate, i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente non rientrano nel perimetro del nuovo taglio del cuneo.

L'insidia della precompilata e l'ostacolo delle sanzioni

I timori della Cgil si concentrano su quanti lavoratori potrebbero non accorgersi degli errori. Se da un lato i 20 milioni di cittadini che si affidano ai Caf hanno maggiori probabilità di veder intercettata un'anomalia, il rischio è altissimo per i circa 6 milioni di italiani che inviano la dichiarazione precompilata in totale autonomia. Accettare un 730 basato su una CU sbagliata significa rischiare di perdere sconti fiscali preziosi. Va ricordato, inoltre, che un Caf non può intervenire per sanare una Certificazione Unica: solo il datore di lavoro o l'ente erogatore ha il potere di correggerla. E qui si innesta un ulteriore problema. Reinviare una CU rettificata costa alle aziende una multa di 100 euro a documento (abbassata a circa 33 euro se la correzione avviene entro il 16 maggio). Per le grandi realtà, questo si tradurrebbe in un salasso economico disincentivante. Per arginare la situazione, la Cgil e il Consorzio Caaf hanno fatto appello al ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e al viceministro Maurizio Leo, chiedendo di esortare le aziende a sanare i documenti e di sospendere le sanzioni relative a questo specifico errore.

Le raccomandazioni per i cittadini

La direttiva principale per chi ha percepito indennità INPS nel 2025 è quella di scaricare una nuova copia della propria Certificazione Unica dal portale web dell'Istituto, specialmente se il primo download era avvenuto prima della fine di marzo. Più in generale, i Caaf raccomandano a tutti i lavoratori di ispezionare minuziosamente la sezione dedicata agli importi non concorrenti al reddito, verificando in prima persona l'accuratezza del campo 718.

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