La Nuova Sardegna

Olbia

Tribunale

Rissa con accoltellamento in centro, aperto il processo d’Appello. Pittorru continua a professarsi innocente: «Mi sono difeso, temevo per la mia vita»


	Carabinieri in piazza Matteotti, a Olbia 
Carabinieri in piazza Matteotti, a Olbia 

L’imputato accusato di tentato omicidio, in primo grado era stato condannato a 8 anni e 2 mesi

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Olbia È cominciato oggi 10 marzo in Corte d’appello, a Sassari, il processo di secondo grado nei confronti di Gianfranco Pittorru, olbiese, imputato di tentato omicidio per aver accoltellato il tunisino Chaabane Znaidi durante una violenta rissa scoppiata in piazza Matteotti nell’ottobre del 2020. Nel 2023, il tribunale di Tempio lo ha condannato a 8 anni e 2 mesi di reclusione (il pm aveva sollecitato una pena ben più severa: 11 anni di carcere). Accogliendo la richiesta del suo difensore, l’avvocato Giampaolo Murrighile, la Corte, presieduta da Salvatore Marinaro, ha disposto che venga risentita in aula la vittima dell’aggressione e il testimone, ritenendo, così come sostenuto dalla difesa, che le deposizioni rese in primo grado fossero inutilizzabili.

L’istanza del difensore era stata sollevata più volte nel processo di primo grado, ma era stata sempre respinta. La Corte si è, invece, riservata sulla richiesta di risentire il medico legale del tribunale Salvatore Lorenzoni, in merito alla qualificazione giuridica del fatto da tentato omicidio a lesioni. Si sono opposti alla richiesta dell’avvocato Murrighile, il procuratore generale Roberta Pischedda e l’avvocata di parte civile, Giovanna Porcu. Si ritorna in aula ad aprile.

La rissa in piazza Matteotti era scoppiata nel mese di ottobre del 2020. Chaabane Znaidi era stato colpito con una coltellata all’addome. Subito trasportato all’ospedale Giovanni Paolo II, era stato operato d’urgenza e gli erano stati asportati 40 centimetri di intestino. Sulle tracce dell’accoltellatore, i carabinieri erano risaliti a Gianfranco Pittorru attraverso il racconto di vari testimoni, soprattutto uno, che avevano assistito alla violenta lite.

I militari lo avevano prelevato dalla sua abitazione, nelle vicinanze della piazza. In quel periodo, il centro cittadino, e in particolare piazza Matteotti, era teatro di continue zuffe notturne, spaccio di droga e microcriminalità. Gianfranco Pittorru ha sempre professato la sua innocenza e sostenuto di essere stato assalito e picchiato da tre persone. Quindi, per difendersi, ha affermato di aver tirato fuori dalla tasca del giubbotto il coltello. «Ho temuto per la mia vita mi sono dovuto difendere», aveva detto al giudice del tribunale di Tempio che lo aveva interrogato dopo il suo arresto. (t.s.)

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