La Nuova Sardegna

Olbia

Tribunale

Mette il gps per cani nell’auto per controllare dove va la moglie: a processo

Mette il gps per cani nell’auto per controllare dove va la moglie: a processo

Giudizio immediato per un uomo di 48 anni accusato di maltrattamenti e violenza sessuale

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Olbia Aveva messo nell’auto un collare Gps per cani per controllare tutti i movimenti della moglie. Ma questa non è che una delle tante accuse da cui si dovrà difendere un uomo di 48 anni di Olbia che per vent’anni, stando alle contestazioni della Procura di Tempio, avrebbe fatto vivere alla moglie e ai figli una vita d’inferno, tra vessazioni continue, insulti, offese e minacce che sarebbero sfociate più di una volta in aggressioni fisiche. Violenze che avvenivano anche di fronte ai loro figli, vittime di violenza assistita e in alcuni casi anche diretta sulla loro persona. Un mese fa, l’uomo, difeso dagli avvocati Filippo Orecchioni e Giampaolo Murrighile, era stato allontanato dalla casa con divieto di avvicinamento alla moglie e ai figli su disposizione del gip del tribunale di Tempio Federica Distefano. Ora dovrà difendersi in un processo. L’indagine è stata chiusa e nei suoi confronti è stato emesso, così come richiesto dalla pm Noemi Mancini, il decreto di giudizio immediato (per l’evidenza della prova). È accusato di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale. L’udienza è fissata per il 20 maggio.

«Ti faccio finire su una sedia a rotelle, ti brucio, ti impicco, ti sciolgo nell’acido», sono alcune delle minacce, contenute nel capo d’imputazione, che il 48enne urlava continuamente alla moglie, tenendo in scacco tutta la famiglia, sottoposta a un regime di vita insostenibile. Anni di maltrattamenti, secondo la Procura. L’ultimo episodio, culminato con l’intervento delle forze dell’ordine, risale alla vigilia di Natale 2025: esasperata aveva detto ai poliziotti di aver subito l’ennesima aggressione da parte del marito che le aveva sferrato calci e pugni davanti a una delle loro figlie. Tanti gli episodi di violenza al centro del processo: come quando l’aveva picchiata talmente tanto da lasciarla stesa per terra, perché non voleva che uscisse con un’amica (la donna era stata soccorsa da alcuni familiari). O quando le aveva lanciato contro un piatto perché gli aveva preparato la pasta anziché la carne. All’origine di vessazioni e aggressioni, secondo il racconto della vittima, sarebbe stata la gelosia diventata sempre più opprimente dopo che lei gli aveva detto di non essere più innamorata. Lui allora avrebbe cominciato a controllare tutti i suoi movimenti, arrivando perfino a mettere nella sua macchina un collare Gps per cani per monitorare i suoi spostamenti. La donna è assistita dall’avvocata Anna Serena Deiana. (t.s.)

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