La Nuova Sardegna

Olbia

L’intervista

Droga, omicidi e Codici rossi, il procuratore Capasso lascia Tempio: «Otto anni in trincea»

di Tiziana Simula
Droga, omicidi e Codici rossi, il procuratore Capasso lascia Tempio: «Otto anni in trincea»

Dal 14 aprile prenderà servizio a Latina

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Tempio Oltre 37 anni in magistratura, gli ultimi otto alla guida della Procura di Tempio Pausania. Gregorio Capasso, nato a Napoli, 63 anni il prossimo 18 settembre, ha già pronte le valigie: da martedì prossimo lascerà la Gallura per prendere servizio a Latina. Un ritorno da procuratore capo, il suo, dopo aver ricoperto in quella stessa Procura il ruolo di pubblico ministero per oltre vent’anni.

Procuratore, come è stata professionalmente l’esperienza vissuta alla guida della Procura gallurese?

«A una simile domanda nel primissimo periodo avrei risposto che svolgere le funzioni di Procuratore della Repubblica di Tempio Pausania è come praticare uno sport estremo… Battute a parte, direi che è stata un’esperienza indimenticabile, in tutti i sensi. E per vari motivi».

Ce ne dica uno

«Ho trovato un ufficio in condizioni precarie per le gravi scoperture degli organici dei magistrati e del personale. Siamo riusciti nel settembre 2020 a far ampliare l’organico dei magistrati di due unità e oggi siamo sette magistrati ma l’organico del personale è rimasto lo stesso di 30 anni fa. Peccato che la Gallura e la fascia costiera, in particolare la Costa Smeralda, ha avuto negli ultimi 30 anni uno sviluppo socioeconomico esponenziale, che ha pochi eguali in Italia. La conseguenza è stata l’aumento del contenzioso e degli affari, e la qualità dei reati, con particolare rifermento al traffico, anche internazionale, di stupefacenti, al fenomeno della violenza di genere e alle violazioni in materia urbanistico-ambientale e finanziaria. Ma il personale a disposizione è rimasto lo stesso. Malgrado ciò ho l’orgoglio di dire che oggi questa Procura ha uno standard di rendimento apprezzabile e si distingue perché rappresenta un presidio di legalità».

Sul fronte personale, quale ricordo mette in valigia?

«A livello personale mi porto dietro, da un lato, la meravigliosa accoglienza, l’affetto e la stima che ho ricevuto da tutti in questo lungo periodo e, dall’altro, l’impegno instancabile che ho profuso per conferire dignità e autorevolezza al nostro ufficio, anche promuovendo la cultura dalla legalità sul territorio. Credo di poter affermare che la Procura di Tempio abbia svolto in questi anni il proprio lavoro con equilibrio, compostezza e professionalità, come si conviene ad un ufficio di tale livello».

Una criticità e un elemento positivo della vita in Gallura

«Sul territorio direi, come elementi negativi, la viabilità e i parcheggi. Come elementi positivi, senza dubbio, la bellezza incomparabile del paesaggio, della Costa e dell’entroterra gallurese, e la cordialità e la disponibilità del popolo sardo in generale».

In questi otto anni la Gallura è stata segnata anche da diversi omicidi volontari, alcuni già con condanne all’ergastolo, altri con processi ancora in corso. Tra le vittime brutalmente uccise, anche due donne: nel 2018, la marocchina Zeneb Badir, e il 12 settembre 2025 la giovane di Castelsardo, Cinzia Pinna, con indagini che si avviano ormai a conclusione. C’è un’inchiesta in particolare che più di un’altra l’ha turbata?

«Come magistrato, dopo oltre 37 anni in magistratura trascorsi negli uffici giudiziari di Crotone, Palmi, Latina, Roma e Tempio Pausania non mi sorprende più nulla perché ho vissuto tutte le esperienze, anche in territori ad alta densità di criminalità mafiosa. Come uomo, senza entrare nello specifico delle singole vicende, ciò che mi ha turbato in passato e mi turba sempre è lo scarso valore che si dà al bene più grande che ci è stato donato: la vita».

Parliamo di reati e criminalità nel territorio. Il traffico di droga, anche internazionale e con collegamenti con organizzazioni criminali, è il fenomeno più diffuso e preoccupante insieme ai Codici rossi. Ma lei in questi anni ha rivolto un’attenzione particolare ai reati in materia urbanistica e ambientale. Ci vuole spiegare?

«La Gallura è un territorio appetibile. Lo straordinario incremento di presenze di una popolazione turistica di alto livello sociale, di provenienza nazionale ed internazionale, ha determinato e determina ingenti investimenti soprattutto immobiliari. L’attività speculativa nel comparto dell’edilizia, alimentata da interessi su compendi immobiliari di grande pregio e valore, spesso riconducibili a società con sedi all’estero (paesi a fiscalità privilegiata), che operano attraverso interposizioni societarie, ha determinato l’avvio di molteplici attività di indagine e maxi sequestri, anche per lottizzazioni abusive, per violazione dei vincoli urbanistici, paesaggistici, idrogeologici e boschivi»

Che idea si è fatto del territorio? C’è un legame tra il benessere economico e i reati che vengono commessi?

«Il legame è diretto. Anche in riferimento al traffico e al consumo di stupefacenti, in particolare la cocaina, e agli enormi investimenti immobiliari effettuati sul territorio».

Si sente soddisfatto del lavoro svolto in questi 8 anni?

«Come dico sempre ai colleghi di prima nomina, per me prima dell’aspetto professionale è l’aspetto umano che deve contraddistinguere l’operato di un ufficio che tratta affari della massima importanza e delicatezza come il nostro. I comportamenti devono precedere i provvedimenti perché un errore o un provvedimento sbagliato si possono perdonare perché tutti sbagliamo, ma un cattivo comportamento o un comportamento ineducato non sarà accettato e facilmente perdonato dall’utente o dal foro. Tutti noi saremo ricordati come persone più che come professionisti».

E lei, appunto, come vorrebbe essere ricordato?

«Vorrei essere ricordato più come una brava persona che ha costruito rapporti e legami tali da creare un gruppo di lavoro unito, in grado di superare le enormi difficoltà operative, piuttosto che come un bravo procuratore che ha fatto grandi inchieste seguite da altrettanto grandi processi. Quello, magari, se c’è stato, lo diranno gli altri. Anche se non posso negare che mi piace pensare di aver lasciato un’impronta importante».

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