La Nuova Sardegna

Olbia

Boom di visualizzazioni

Luras e il suo museo volano su Youtube nel video di Polidoro

di Mirko Muzzu

	Il museo della Femina Accabadora di Luras
Il museo della Femina Accabadora di Luras

La storia della Femina Accabadora raccontata dal giornalista e divulgatore scientifico

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Luras Luras e il Museo Galluras, il museo della Femina Accabadora, sono uno dei cardini non solo della storia di questa figura enigmatica, ma oggi anche al centro di un video del canale YouTube di Massimo Polidoro, giornalista, scrittore e divulgatore scientifico tra i più attivi in Italia e all’estero, da anni impegnato nel racconto dei grandi misteri tra storia e leggenda.

Sono oltre 36mila le visualizzazioni raccolte in poco più di una settimana, un risultato significativo se confrontato con altri contenuti del canale, dove il video precedente si è fermato a circa 21mila visualizzazioni. Numeri che confermano l’interesse del pubblico per un tema affascinante e ancora oggi carico di interrogativi, rilanciando l’attenzione anche oltre i confini locali.

Allievo di Piero Angela e di James Randi, Polidoro è tra i fondatori del Cicap, il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze, associazione che analizza in modo scientifico fenomeni misteriosi, credenze e presunti eventi paranormali. Un approccio che caratterizza anche il suo lavoro divulgativo. Nel racconto dedicato alla Femina Accabadora, la figura della tradizione sarda alla quale viene attribuito il compito di porre fine alle sofferenze dei malati, Luras assume un ruolo centrale. Qui si trova il museo che custodirebbe uno degli ultimi strumenti utilizzati e qui sarebbe avvenuto uno degli ultimi casi documentati, nel 1929, episodio che ancora oggi alimenta racconti e ricerche.

Nel video, Polidoro ripercorre le principali testimonianze legate all’Accabadora, a partire dai resoconti dei viaggiatori dell’Ottocento, tra cui il generale Alberto La Marmora, fino alle interpretazioni più recenti, tra letteratura e ricerca storica, compreso il lavoro del Museo Galluras di Piergiacomo Pala, che da anni raccoglie materiali e testimonianze su questa figura.

Viene così ricostruita anche la vicenda del ritrovamento di un pesante ramo di olivastro, lavorato come un “mazzoccu”, scoperto all’interno di un muretto a secco, insieme ad altri elementi che, secondo alcune ricostruzioni, sarebbero legati a questa pratica e al suo possibile utilizzo. Un episodio che continua a suscitare curiosità e interrogativi. Pur lasciando aperte diverse ipotesi, Polidoro mantiene un approccio prudente e rigoroso: la presenza di tracce di sangue su oggetti di uso comune, osserva, non può rappresentare una prova definitiva per confermare una tradizione così complessa e controversa, che continua a muoversi tra memoria, racconto popolare e ricerca storica. Il video, proprio per questo equilibrio tra racconto e analisi, ha contribuito a riaccendere il dibattito su una delle figure più discusse della tradizione sarda.

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