Olbia La storia è vecchia e sempre uguale a se stessa. Le mura puniche tra via Torino e via Acquedotto resistono allo scorrere del tempo tra degrado e vandalismo. Eppure – almeno per quanto riguarda la civiltà cartaginese – nel loro genere rappresentano uno dei monumenti più importanti del Mediterraneo. A intervenire sul caso è Eugenio Carbini, consigliere comunale del gruppo Liberi, che, insieme a Davide Bacciu, Diego Sanciu e Paola Tournier, ha appena protocollato una mozione con l’obiettivo di chiedere la tutela, la messa in sicurezza e la valorizzazione del tratto dell’antica cinta muraria. I quattro, nel dettaglio, chiedono al consiglio comunale di impegnare il sindaco Settimo Nizzi a richiedere formalmente alla Soprintendenza di effettuare un sopralluogo per verificare lo stato di conservazione e definire gli interventi necessari. Ma non solo. Chiedono anche che venga predisposto, in collaborazione con il ministero della Cultura, un progetto di restauro e di valorizzazione, più la destinazione di adeguate risorse economiche.
«Con questa mozione vogliamo aprire un dialogo serio e costruttivo con l’amministrazione – sottolinea il consigliere Eugenio Carbini, primo firmatario della mozione –. L’obiettivo non è creare contrapposizioni, ma riportare la chiesa al centro del villaggio: rimettere la cultura, l’archeologia e la storia di Olbia al centro delle scelte pubbliche. Le mura puniche non sono un dettaglio marginale del nostro passato: sono un unicum nel Mediterraneo, una fortificazione del quarto secolo avanti Cristo che racconta la nascita della città, il suo ruolo nei traffici cartaginesi, la sua connessione con una storia più ampia, che va ben oltre i confini comunali. Sono un patrimonio che la bibliografia archeologica descrive con precisione da decenni, e che oggi rischia di andare perduto per incuria. La nostra proposta è una scelta culturale, una vera rivoluzione culturale: decidere che Olbia non cresce solo con le infrastrutture e i servizi, ma anche con la cura della sua identità più profonda. Puntare sull’archeologia è una scelta lungimirante, che molte città hanno già compiuto con successo. Per noi, invece, è ancora un punto debole: ma siamo in tempo per recuperare. Il turismo che arriva a Olbia non cerca soltanto mare e trasporti. Cerca storie, luoghi autentici, radici. E noi queste radici le abbiamo, sono ricchissime e documentate. Le mura puniche possono diventare un simbolo di rinascita culturale, un tassello fondamentale di un percorso che valorizzi l’intero patrimonio archeologico della città». (d.b.)