Maxi piantagione di cannabis in Gallura: altri quattro arresti – I nomi
A Luras il sequestro di 600 chili di piante alte oltre un metro
Luras Per mesi gli uomini del Corpo forestale di Tempio avevano monitorato una vasta piantagione di cannabis indica composta da oltre mille piante, in località Canayili, tra i comuni di Luras e Luogosanto. Forestali e carabinieri di Tempio avevano fatto irruzione e arrestato in flagranza, nel settembre scorso, Marco Ardu, di Pompu (comune della provincia di Oristano), e denunciato a piede libero Pietro Dettori di Tempio, ritenuto dagli inquirenti la persona che aveva la disponibilità del terreno.
Ora il cerchio si chiude con quattro nuovi arresti. Le indagini coordinate dal procuratore della Repubblica di Tempio facente funzioni, Alessandro Bosco, sono culminate ieri 5 maggio con l’esecuzione di quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere disposte dal gip del tribunale di Tempio Marcella Pinna, su richiesta della Procura di Tempio: a finire in cella, lo stesso Pietro Dettori, difeso dall’avvocata Carla Muntoni, i cugini di Buddusò Giovanni Antonio e Andrea Pudda, difesi dall’avvocato Antonello Desini, e Pasquale Succu, di Orgosolo, assistito dall’avvocato Sebastiano Costa. Domani tutti e quattro dovranno comparire davanti al gip per l’interrogatorio.
La vasta operazione antidroga aveva preso il via dall’attività del Corpo forestale di Tempio ed è stata portata avanti dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Tempio, con il supporto dei comandi provinciali dell’Arma di Nuoro e Sassari e dello squadrone eliportato Cacciatori di Sardegna, che ieri, appunto, a conclusione di una complessa e articolata indagine hanno dato esecuzione alle quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal tribunale di Tempio. Attività che ha consentito di fare luce su una vasta coltivazione di sostanze stupefacenti in Gallura, nella quale, secondo le accuse, ruotavano, ognuno col suo ruolo, i quattro arrestati. Sequestrate oltre mille piante di cannabis indica, alte circa un metro e venti, per un totale di 600 chili, coltivate in un’area particolarmente impervia e difficilmente accessibile. La coltivazione era accuratamente attrezzata e dotata di un articolato sistema di irrigazione alimentato da due cisterne per la raccolta dell’acqua. I militari hanno anche accertato la presenza di un sistema di videosorveglianza da remoto, alimentato tramite pannelli solari, installato per monitorare costantemente l’area della piantagione e prevenire intrusioni. Per mesi il Corpo forestale aveva monitorato il sito di Canayili piazzando anche delle foto-trappole che avrebbero immortalato i coltivatori. (t.s.)
