Lavori nel capolinea del trenino verde, l’accusa di danneggiamento di un bene storico e il processo – Cosa dice la sentenza
Gli era stata imputata anche la violazione al codice dei beni culturali
Palau I marciapiedi demoliti nel tratto ferroviario Palau-Palau marina capolinea del trenino verde (linea ferroviaria Sassari-Palau), non erano un bene di interesse storico-artistico. Dopo anni di processo, Giovanni Tiveddu, responsabile Rup del servizio tecnico del comune di Palau, e Claudio Giovanni Valentino, direttore dei lavori, sono stati assolti dal giudice del tribunale di Tempio Tommaso Andorlini “perché il fatto non sussiste”. Non c’è stata nessuna violazione al codice dei beni culturali e del paesaggio e nessun danneggiamento di un bene storico-artistico, dunque, come sostenuto, invece, dalla Procura nel capo d’accusa. Oggi, lunedì 22 giugno, i due imputati difesi dagli avvocati Luca Montella per Tiveddu e Sebastiano Chironi per Valentino, sono stati assolti con formula piena. Anche il pubblico ministero Gianmarco Vargiu ha chiesto l’assoluzione.
La vicenda
La vicenda risale al 2020. Gli interventi per la riqualificazione dell’area di accesso al porto di Palau, vicino alla stazione marittima e al capolinea del Trenino verde, avevano suscitato molte polemiche. Tiveddu e Valentino erano accusati, in concorso tra loro, di aver eseguito la demolizione in assenza dell’autorizzazione della Soprintendenza in violazione al codice dei beni culturali e del paesaggio. Il responsabile unico del procedimento del comune di Palau, anche del danneggiamento di un bene di interesse storico artistico avendo commissionato i lavori edili di demolizione dei marciapiedi (si trovavano in corrispondenza della salita e discesa dei passeggeri). Di danneggiamento era accusato anche il direttore dei lavori.
Il processo
Ma nel corso del processo si è fatta chiarezza sui lavori svolti e su quanto demolito, ed è prevalsa la linea difensiva, che ha sempre sostenuto che quei marciapiedi non avessero caratteristiche di bene storico. A sostegno della tesi difensiva, la produzione di documentazione e le dichiarazioni di testimoni, uno fra tutti il direttore generale della Fondazione Fs Italiane, l’ingegnere Luigi Cantamessa, figura centrale nella tutela della storia ferroviaria italiana. «Questa sentenza restituisce dignità e valore al lavoro svolto dai nostri assistiti», hanno commentato i difensori. (t.s.)
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