Specie aliene, nuovo allarme in Sardegna: segnalato il primo granchio blu nuotatore
L’esemplare è stato pescato nello Stagno di Tortolì: può raggiungere grandi dimensioni, riprodursi rapidamente e rappresentare un rischio per biodiversità e pesca
Sassari Un esemplare di granchio blu nuotatore, Portunus segnis, è stato individuato per la prima volta in Sardegna nello Stagno di Tortolì. A notare l’animale sono stati i pescatori della laguna, abituati a catturare l’oramai comune granchio blu (Callinectes sapidus). Tra gli esemplari pescati ne hanno osservato uno dall’aspetto leggermente diverso: più affusolato e dotato di chele più sottili. Il crostaceo, un maschio con un carapace largo circa 15 centimetri e un peso di 230 grammi, è stato quindi consegnato agli studiosi.
L’identificazione è stata effettuata attraverso l’analisi morfologica, condotta dalla dottoressa Noemi Pascale, e confermata dagli esami genetici condotti dalla professoressa Daria Sanna del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Sassari. L’esemplare di granchio blu nuotatore dello Stagno di Tortolì risulta anche quello rinvenuto più a occidente nel Mediterraneo. Questa scoperta è avvenuta nell’ambito del progetto “Attività di ricerca e monitoraggio finalizzate alla cattura e alla quantificazione della specie aliena invasiva granchio blu e altre specie aliene, nelle aree lagunari in concessione demaniale” finanziato dalla Regione Sardegna e coordinato, per l’Università di Sassari, dal professor Marco Casu, docente di Zoologia marina nell’ateneo turritano presso il Dipartimento di Innovazione del Consorzio UniOlbia.
Portunus segnis viene definito granchio blu nuotatore per la conformazione dell’ultimo paio di zampe, particolarmente sviluppate e appiattite. Una caratteristica che gli permette di muoversi agevolmente nell’acqua e ne accresce notevolmente la capacità di diffusione da adulto, anche su lunghe distanze.
La sua origine e il percorso seguito per raggiungere il Mediterraneo sono differenti rispetto a quelli del granchio blu americano. Quest’ultimo, proveniente dalle coste orientali del Nord America, sarebbe arrivato attraverso le acque di zavorra delle navi. Il granchio blu nuotatore è invece una specie lessepsiana, penetrata nel bacino mediterraneo attraverso il Canale di Suez. La prima segnalazione ufficiale nelle acque italiane risale all’agosto 2023, nell’Adriatico. L’esemplare sardo è stato invece ricevuto dai ricercatori alla fine del settembre 2025.
«Il ritrovamento di un solo animale non indica, al momento, una presenza massiccia della specie – spiega Marco Casu –. Il fenomeno deve tuttavia essere seguito con attenzione, perché Portunus segnis presenta caratteristiche simili a quelle del granchio blu: può raggiungere dimensioni considerevoli, ha un’elevata capacità riproduttiva e riesce a muoversi con facilità, sia nella fase larvale sia da adulto. Gli esemplari adulti possono compiere spostamenti in mare anche di un centinaio di chilometri, conquistando progressivamente, assieme alle sue larve, nuove aree favorevoli».
Il carapace del granchio blu nuotatore può raggiungere una larghezza di circa 25 centimetri. Anche questa specie è dotata di chele potenti, in grado di provocare ferite, e potrebbe in futuro rappresentare un rischio per la biodiversità marina e per le attività di pesca. Come accade con il granchio blu, potrebbe infatti danneggiare le specie di interesse commerciale, tagliare gli attrezzi con le chele e rovinarli con le numerose spine presenti sul carapace.
L’esperienza maturata con il granchio blu invita alla prudenza – aggiunge il professor Marco Casu –. Nel 2017 in Sardegna erano stati segnalati pochissimi individui nella Laguna di S'Ena Arrubia; nove anni dopo la specie è ormai diffusa in quasi tutte le aree salmastre dell’isola. Anche un’eventuale crescita della popolazione del granchio blu nuotatore potrebbe quindi svilupparsi inizialmente senza essere percepita».
Il riconoscimento immediato è reso più complesso dalla forte somiglianza tra le due specie, che possono essere facilmente confuse sia dai pescatori sia dai cittadini. Proprio per questo, secondo Casu, sarà necessario rafforzare i monitoraggi e fornire agli operatori delle diverse lagune gli strumenti necessari per riconoscere Portunus segnis. I pescatori potranno così segnalare alle Università di Sassari e Cagliari, entrambe beneficiarie del “Progetto granchio blu R.A.S.”, gli esemplari sospetti.
Originariamente i due granchi vivevano in aree molto lontane (Oceano Atlantico e Oceano Indiano) e senza possibilità contatto. Ora la loro presenza contemporanea nel Mediterraneo apre quindi nuovi interrogativi sui possibili rapporti tra le specie. L’ipotesi di un’ibridazione viene considerata difficile: nei crostacei e negli altri animali dotati di un esoscheletro rigido gli apparati riproduttivi maschili e femminili devono infatti essere perfettamente compatibili. Le due specie appartengono però alla stessa famiglia (Portunidae) non è da escludere una certa compatibilità nelle zone di contatto del Mediterraneo.
L’arrivo del granchio blu nuotatore rappresenta un ulteriore segnale della tropicalizzazione del Mediterraneo. L’aumento delle temperature delle acque gli ha consentito di trovare condizioni ambientali favorevoli alla sopravvivenza e alla diffusione. Secondo il professor Casu, agli inizi del secolo scorso gli esemplari che fossero riusciti a passare il Canale di Suez probabilmente non sarebbero riusciti a colonizzare le nostre acque, in quel periodo più fresche.
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