Fanghi di depurazione in discarica, nessuna violazione: assolto il Cipnes
Cadute tutte le accuse per l’ex presidente Mario Gattu e il dirigente del settore ambientale Gianni Maurelli
Olbia I fanghi di depurazione potevano entrare nella discarica di Spiritu Santu, nessuna prescrizione contenuta nell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) è stata violata. L’ex presidente del Cipnes Mario Gattu e il dirigente del settore ambientale, Gianni Maurelli, sono stati assolti il 23 giugno dalle accuse con formula piena “perché il fatto non sussiste” dal giudice del tribunale di Tempio, Tommaso Andorlini. La sentenza chiude definitivamente un lungo processo – l’inchiesta è datata 2018 – con contestazioni pesanti nei confronti dei due imputati. Nel corso dell’istruttoria dibattimentale tutte le accuse nei confronti di Gattu e Maurelli, difesi dall’avvocato Marzio Altana, sono cadute. Alla luce di quanto emerso, anche il pubblico ministero Daniela Fiori, ha chiesto la loro assoluzione. La gestione dei rifiuti, e in particolare dei fanghi di depurazione, dunque, è avvenuta in maniera corretta.
L’accusa più grave, quella di smaltire nella discarica di Spiritu Santu rifiuti speciali pericolosi provenienti dalla Campania, era già caduta nel corso delle indagini. Ma per l’ex presidente del Cipnes Mario Gattu e per il dirigente del settore ambientale, Gianni Maurelli, la vicenda non si è chiusa lì, si sono dovuti difendere ancora da alcune contestazioni rimaste in piedi.
Per la Procura di Tempio, Gattu e Maurelli non avrebbero osservato una serie di prescrizioni dell’Aia nella gestione del materiale conferito e avrebbero assegnato ai rifiuti, compresi i fanghi di depurazione, codici Cer (codice europeo di classificazione dei rifiuti) non corretti per poterli ammettere in discarica, cosa altrimenti non possibile secondo l’Aia. Dovevano rispondere anche dell’accusa di scrittura di false indicazioni sulla qualificazione dei rifiuti prodotti dalle operazioni di stabilizzazione al fine di poterli conferire in discarica, proprio con l’attribuzione di codici Cer non corretti. Le condotte contestate ai due imputati sarebbero state la causa, secondo la Procura, delle «emissioni olfattive moleste» che fuoriuscivano dalla discarica e che superavano il limite della normale tollerabilità.
Ma tutte le accuse sono cadute nel corso dell’istruttoria dibattimentale durante la quale sono stati sentiti i testi del pubblico ministero ed è stato esaminato in aula, su richiesta dello stesso imputato, il dirigente del settore ambientale. Tra i testimoni sentiti, anche due tecnici dell’Arpas, i quali avevano spiegato l’errore commesso dalla stessa agenzia regionale che aveva eseguito le analisi sui rifiuti e che inizialmente aveva accertato la pericolosità, poi, smentita nella relazione finale, dove, appunto, si parlava di un “errore materiale”.
Rispondendo alle domande in aula, Gianni Maurelli ha spiegato che quei fanghi potevano essere regolarmente ricevuti in discarica perché il Cipnes aveva l’autorizzazione, ed erano stati messi in un punto specifico dell’impianto non per propria iniziativa, ma su disposizione della polizia giudiziaria. Ha ribadito come quei fanghi non fossero di tipo pericoloso, così come accertato dall’Arpas che in un primo momento aveva eseguito l’esame in maniera erronea (come da loro stessi ammesso), ma che dagli esami successivi era emerso che rientravano nella categoria di rifiuti non pericolosi. In merito alle “emissioni olfattive moleste”, infine, non è emerso, alcun elemento a riscontro dell’accusa. (t.s.)
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