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La polemica

Il sindaco di Olbia vieta di dare cibo ai cani, gli animalisti insorgono: «Sfamate i randagi». La Lida lo difende: «Basta isterismi»

Il sindaco di Olbia vieta di dare cibo ai cani, gli animalisti insorgono: «Sfamate i randagi». La Lida lo difende: «Basta isterismi»

Bufera su Nizzi, ad accendere la miccia dell'indignazione è stato soprattutto l'attivista Enrico Rizzi. L’ordinanza definita necessaria ha scatenato una lunga serie di polemiche, accuse e insulti

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Olbia La Lida non usa giri di parole: «Basta isterismi, la fame di oggi è il prezzo per la loro libertà di domani». In un lungo post l'associazione che gestisce il canile di Olbia difende l'ordinanza con cui il sindaco Settimo Nizzi ha vietato ai cittadini di dare da mangiare ai cani randagi della zona industriale di Olbia. Ordinanza che ha scatenato una lunga serie di polemiche, accuse e insulti anche pesanti. Nel documento del sindaco si legge che il divieto è stato deciso per facilitare le operazioni di cattura, microchippatura, sterilizzazione e trasferimento in canile, sulla base di un protocollo firmato da Comune, Cipnes e Asl Gallura.

Ma niente da fare: il messaggio che passa è che il sindaco vuole far morire di fame i cani randagi della zona industriale. «C'è una differenza profonda tra il sentimento e il buonismo che condanna a morte - sottolineano dalla Lida -. Ed è ora che Olbia la capisca. Nelle ultime ore, dopo l'ordinanza del sindaco Settimo Nizzi che vieta di somministrare cibo ai cani della zona industriale, si è scatenata la solita tempesta di sdegno sociale. "Vogliono farli morire di fame", "Il sindaco è un mostro". No, fermatevi e ragionate. Perché se c'è qualcuno che conosce l'inferno di quel comparto, siamo noi della Lida».

Ad accendere la miccia dell'indignazione generale, presto degenerata nella gogna, è stato soprattutto l'attivista Enrico Rizzi. «Uno dei provvedimenti più disumani che abbia letto negli ultimi tempi» ha scritto sui social, senza però riportare il contenuto dell'ordinanza di Nizzi. E poi l'invito agli olbiesi: «Continuate a sfamare gli animali randagi».

Sotto una miriade di insulti al sindaco e addirittura utenti talmente indignati da non voler passare più le vacanze a Olbia. Ma in realtà la situazione è molto più complessa e così la Lida prosegue: «Da anni definiamo la zona industriale "la fabbrica dei cuccioli". Un rubinetto aperto di sofferenza, nascite incontrollata, malattie e morte. Da anni pubblichiamo foto di cucciolate recuperate in condizioni disperate. E da anni ripetiamo che quel rubinetto va chiuso.

L'ordinanza è necessaria e non è crudele. Il protocollo siglato a novembre 2025 tra Comune, Cipnes e Asl Gallura ha un obiettivo preciso: mappare, catturare, sterilizzare e mettere in sicurezza questi animali. Ma c'è un problema che il cittadino dal cuore d'oro ignora: questi cani sono quasi tutti selvatici, terrorizzati dall'uomo, impossibili da avvicinare con un guinzaglio. L'unico modo per salvarli sono le gabbie trappola. Ma ecco la verità cruda: un cane con la pancia piena non entrerà mai in una gabbia. Chi continua a portare cibo in zona industriale, nonostante l'ordinanza, non sta sostenendo i cani. Al contrario vanifica i tentativi di cattura impedendo ai professionisti di metterli in sicurezza.
Permettere a femmine non sterilizzate di continuare a riprodursi in un ambiente pericoloso, li condanna alla strada: un cane randagio in zona industriale rischia di essere investito, di aggredire per paura o di morire di malattie non curate». La Lida non ha dubbi: «Questa non è un'ordinanza contro i cani, ma per i cani. Nessuno vuole vederli chiusi in un canile a vita, ma la cattura è il passaggio obbligato per la profilassi sanitaria, la microchippatura e il trasferimento nel nostro rifugio, dove saranno curati e protetti, lontano dai pericoli della strada e dai maltrattamenti che hanno subito per anni. Dobbiamo intervenire in maniera risolutiva per eliminare il randagismo nella zona industriale. Se non lo permettiamo, rimarrà un focolaio di sofferenza infinita. Il cuore deve essere collegato al cervello. Noi della Lida siamo i primi a voler vedere questi animali al sicuro. Ma la felicità non è una ciotola di croccantini lasciata sul ciglio di una strada trafficata mentre il cane continua a riprodursi e a vivere nel terrore. La felicità è la fine della strada. È la sterilizzazione. È la sicurezza di un rifugio che li accompagna verso casa. Basta isterismi. Chi ama davvero questi cani deve avere il coraggio di fare un passo indietro per permettere a chi di competenza di fare un passo avanti. Sfidare l'ordinanza per un like o per sentire la coscienza a posto significa condannare l'ennesima cucciolata a nascere e morire nel fango.
Il rubinetto è chiuso. Ora o mai più». (d.b.)

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