Dagli antichi velieri ai mega yacht: le carte nautiche raccontano la storia di Porto Cervo
L’insenatura fu un approdo sicuro anche nei secoli. Nei vicoli del borgo l’esposizione delle mappe
Porto Cervo Per il mondo Porto Cervo è sinonimo di Costa Smeralda e turismo internazionale. Dove oggi ci sono gli yacht più famosi del globo, tanti secoli fa c’era però un approdo sicuro, luogo di scambi e accoglienza. Molto prima dell’arrivo di Karim Aga Khan, questo angolo della Gallura era già conosciuto dai naviganti. A raccontarlo sono le antiche carte nautiche protagoniste della mostra “Fra bussole e stelle. Porto Cervo nell’antica cartografia”, allestita dal 20 luglio al 20 agosto nella Passeggiata del borgo. L’esposizione raccoglie preziose carte nautiche e portolani recuperati negli anni da Mario Sotgiu, presidente dell’associazione “La scatola del tempo”, che si è avvalso della consulenza dell’archeologo Marcello Cabriolu, attraverso un lungo lavoro di ricerca tra collezioni private e mercatini antiquari d’Europa.
Approdo sicuro
Tra i pezzi più significativi figura la “Carta Pisana”, datata intorno al 1290 e considerata uno dei più antichi portolani medievali giunti fino a noi. Disegnata su pelle di montone, riporta già il toponimo di Porto Cervo, confermando che nel pieno Medioevo l’approdo era conosciuto e utilizzato dai naviganti come porto naturale dove trovare riparo e caricare merci. Toponimo che compare anche nella “Carta degli ingegneri” del 1753, documento cartografico della Sardegna del 18esimo secolo, pubblicata a Parigi e considerata una delle mappe più ricche e importanti per la conoscenza della Sardegna. «La Costa Smeralda è conosciuta nel mondo per la sua capacità di coniugare bellezza, ospitalità e qualità della vita – spiega Mario Ferraro, vicepresidente del Consorzio Costa Smeralda –. Ma un territorio vive anche della propria storia e della propria identità. Per questo il Consorzio sostiene con convinzione iniziative come questa, che permettono di riscoprire e condividere un patrimonio culturale spesso poco conosciuto, arricchendo il racconto della destinazione e rafforzando il legame tra la comunità, i suoi luoghi e la loro memoria». Il lembo di terra gallurese, che un giorno verrà chiamata Costa Smeralda, già custodisce la sua stessa storia, attraverso la presenza dei suoi antichi nomi: Capo di Volpe, Isola del Mortero, Isole delle Biscaie e Porto Cervo. Un’altra testimonianza di grande valore è rappresentata dalla “Carta Albini”, apprezzata per la precisione con cui raffigura la conformazione della baia di Porto Cervo, dimostrando come i cartografi dell'epoca conoscessero con straordinaria accuratezza le caratteristiche morfologiche della costa gallurese. La mostra ricorda anche il documento del 1173 relativo al “Loco di Mola”, una delle più antiche testimonianze documentarie della Gallura giudicale, che contribuisce a ricostruire la geografia amministrativa del territorio all’epoca del giudice Barisone. La prima volta che compare il nome originario della località che oggi viene denominata Monti di Mola, o Costa Smeralda, a conferma che questo angolo di Sardegna era abitato fin dal dodicesimo secolo. Tra i documenti esposti il celebre “Compasso da navigare”, il portolano utilizzato dalle Repubbliche marinare per descrivere coste, distanze e approdi. Le indicazioni riportate consentono ancora oggi di individuare il punto geografico dell'antico porto, probabilmente collocato nell'area della penisola di Capriccioli, dove recenti studi geomorfologici individuano un’antica insenatura oggi in parte modificata dall'evoluzione della linea di costa.
La mostra
Promossa dal Consorzio Costa Smeralda, con il sostegno di Smeralda Holding, l'esposizione è stata ideata dall’associazione Mare Nostrum e dalla parrocchia Stella Maris, in collaborazione con l'associazione “La Scatola del Tempo” e l'Istituto Euromediterraneo. «Credo possa essere interessante per tutte le persone che vengono tutti gli anni e sono affezionate a Porto Cervo avere la consapevolezza che ci sono delle radici antiche e questa bellezza che oggi attrae tanta gente era inizialmente un approdo, da sempre conosciuto come un porto felice – ha sottolineato don Mauro Moretti, parroco di Stella Maris –. Porto Cervo è un luogo di accoglienza e prosegue la sua vocazione antica, credo sia importante venga conosciuta questa storia».
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