Opera Gesù Nazareno di Sassari, conti in ordine e servizi a rischio – Ecco che cosa succede
Renato Giglio: «La Regione cambi le norme, non c’è più tempo»
Sassari «Quello che voglio sottolineare è che i nostri conti sono in ordine, io in cassa ho tutto quello che serve per onorare i creditori. Ma se la Regione non aumenta i tetti di spesa, rischiamo di non poter più garantire i servizi ai nostri utenti».
Renato Giglio, amministratore unico dell’Opera Gesù Nazareno di via Valle Gardona, non minimizza l’allarme lanciato da Cgil, Cisl e Uil, anzi.
Certo, ci tiene a spiegare che l’istituzione specializzata nella cura e nell’assistenza di persone con autismo in questi anni di concordato preventivo in continuità ha rimesso a posto i propri bilanci. «Quando mi sono insediato sul conto corrente avevamo poche centinaia di migliaia di euro, ora arriviamo a più di un milione: come amministratore unico devo pensare all’interesse dei creditori e voglio rassicurarli». Ma questo non vuol dire che il problema non esista e Giglio lo sa bene: «Sono molto preoccupato» conferma.
I guai sono cominciati con le modifiche alla ripartizione di spesa fra l’Ares e i Comuni: l’agenzia regionale incaricata degli acquisti sanitari ora deve farsi carico di una quota maggiore dei costi per l’assistenza delle persone con disabilità. Ma i suoi tetti di spesa non sono stati conseguentemente aumentati.
Allarme rosso per i conti alla GeNa: «A rischio servizi e posti di lavoro»
Questo significa che il budget a disposizione di Ge.Na. (così come delle altre cinque strutture convenzionate che operano nell’isola) non può bastare a coprire il fabbisogno di tutto l’anno. La spesa residua per l’Opera Gesù Nazareno è di più o meno mezzo milione: a questo ritmo, dopo agosto non sarà più possibile acquistare derrate alimentare, pagare stipendi, contributi previdenziali e utenze. Insomma, l’attività della struttura, unico punto di riferimento per l’autismo in tutto il Nord Sardegna, rischia di fermarsi. E a farne le spese non sarebbero solo i circa 100 dipendenti, ma anche i famigliari delle decine e decine di utenti e pazienti.
La soluzione, in realtà, è già stata prospettata nell’ultimo incontro fra i dirigenti dell’assessorato, quelli dell’Ares e i responsabili delle sei strutture. Al termine dell’incontro, i tecnici della Regione avrebbero garantito la predisposizione di una delibera che permetta la rimodulazione dei tetti di spesa, proiettando su base annua le spese del primo trimestre.
Ma della delibera, finora, non c’è nessuna traccia. Ed ecco perché, con il budget a disposizione delle strutture che si avvicina all’esaurimento, è scattato l’allarme da parte della dirigenza e dei sindacati. Che hanno scritto una lettera direttamente alla presidente della Regione Todde, chiedendo urgentemente un incontro.
Anche Cgil, Cisl e Uil i contestano la mancata attuazione delle soluzioni concordate nel corso di diversi incontri con la Regione: «È un fatto di eccezionale gravità, poiché rischia di compromettere definitivamente la sopravvivenza della struttura, già sottoposta ad una procedura di concordato preventivo. Si tratta di una condizione di estrema fragilità economica e finanziaria che non consente ulteriori ritardi o rinvii da parte della Regione. Ogni ulteriore inerzia potrebbe determinare conseguenze irreversibili, mettendo concretamente a rischio la continuità di un servizio pubblico essenziale e aggravando una situazione aziendale già estremamente delicata».
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