Peste suina, controlli a tappeto con i cani molecolari: sequestri nei porti galluresi
I controlli del Dipartimento di prevenzione area veterinaria del nord Sardegna negli scali di Olbia e Golfo Aranci
Olbia L’obiettivo è salvaguardare gli sforzi fatti nel tempo, mitigando il rischio di introduzione del virus genotipo 2 della peste suina africana. Ed è quindi importante tenere sempre sotto controllo i prodotti che arrivano dai principali accessi dal mare. Per questo, anche in Gallura, nei porti di Olbia e Golfo Aranci, è ricominciato il progetto “Asf Dog”, realizzato dal Dipartimento di Prevenzione Area Veterinaria del Nord Sardegna e dal coordinamento regionale per l’eradicazione della peste suina africana.
Da aprile ai primi di luglio sono stati effettuati 260 controlli nel porto di Olbia e 126 in quello di Golfo Aranci. A Olbia i cani molecolari hanno segnalato 97 prodotti di origine suina, mentre a Golfo Aranci 81. Nel porto di Olbia in nove casi i viaggiatori hanno consegnato spontaneamente prodotti non certificati successivamente trasferiti ai laboratori per le analisi. Le segnalazioni non hanno comportato sanzioni o sequestri: l’attività è, infatti, improntata all’educazione sanitaria e alla sensibilizzazione delle persone sul tema della peste suina.
In Sardegna, soprattutto nel quinquennio 2015-2020, le intense attività di monitoraggio hanno prodotto l’azzeramento del virus dopo ben quarant’anni. Un impegno costante che due anni fa ha, inoltre, portato la Commissione Europea a riconoscere il territorio sardo indenne dalla Peste Suina Africana. I Servizi Veterinari lavorano per consolidare questo risultato, in modo da evitare per quanto possibile l’ingresso del virus attraverso carni di suino o cinghiale contaminate e la diffusione di focolai.
«Dobbiamo ricordare che il rischio di introduzione in Sardegna non è trascurabile – sottolinea il Coordinatore regionale dei servizi veterinari, Francesco Sgarangella – e pertanto bisogna mettere in campo tutte quelle azioni di prevenzione necessarie per ridurlo al minimo. Il progetto denominato “Asf Dog”, finanziato anche quest’anno dalla Regione Sardegna, prevede controlli a campione sui passeggeri in arrivo nei principali porti dell’Isola attraverso l’ausilio di binomi uomo-cane, appositamente addestrati per l’individuazione di prodotti a base di carne suina o di cinghiale».
«Il progetto – aggiunge la Responsabile Scientifica, Bastianina Mossa – nasce da esperienze di altri paesi nel mondo come il Giappone. Vengono sfruttate le caratteristiche anatomiche e fisiologiche dei cani che con il loro potente fiuto riescono ad intercettare sostanze volatili emanate dai prodotti, anche trasformati, a base di carne di maiale o di cinghiale». Nei porti, oltre ai binomi uomo-cane dell’associazione Progetto Serena Onlus, sta operando il personale veterinario e tecnico dei Servizi Veterinari della Asl Gallura che a campione verifica l’eventuale presenza di prodotti non tracciati nei mezzi che sbarcano dalle navi. Si tratta per il momento di un’azione di deterrenza e di cessione volontaria da parte dei passeggeri nelle more di provvedimenti ordinativi più rigorosi da parte delle autorità ministeriali e regionali.
«In questo contesto – prosegue Francesco Sgarangella – è fondamentale la collaborazione dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna, delle forze dell’ordine che operano nei porti di Olbia e Golfo Aranci a partire dalla Guardia Costiera, dalla Polizia di Frontiera fino alla Guardia di Finanza e all’Agenzia delle Dogane. Sono in corso contatti anche con il Corpo Forestale e la Polizia locale di Olbia, per ampliare ulteriormente la rete. Un ringraziamento va a tutti coloro che stanno collaborando per cercare di difendere la nostra Isola dalla possibile incursione di un virus che sta circolando in modo importante nel centro nord Italia e nel centro Europa, compresa la Spagna. Purtroppo si tratta di una patologia difficile da contrastare per la quale non esistono vaccini e che determina gravi ripercussioni economiche. Il comparto ha produzioni di grande qualità: noi ci impegniamo a preservarlo, i nostri allevatori e i trasformatori sapranno sicuramente valorizzarlo».
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