La Maddalena, la strada panoramica fa paura: «Tutti in auto tra ingorghi e pericoli»
Ennesima protesta di chi percorre la provinciale dell’isola
La Maddalena È una delle strade più suggestive dell’arcipelago, quella che conduce dalle porte di La Maddalena verso fortificazioni, belvedere e alcune delle spiagge più frequentate dell’isola. Ma oggi, secondo automobilisti e residenti, la panoramica provinciale è soprattutto una strada da percorrere con grande attenzione. Oltre venti chilometri «che peggiorano di anno in anno e che durante la stagione estiva mettono insieme traffico intenso, scarsa segnaletica e situazioni di pericolo. «Bisogna stare continuamente con gli occhi aperti», ribadiscono alcuni automobilisti. Il riferimento è soprattutto alle numerose criticità presenti lungo il percorso: in alcuni tratti è stato effettuato lo sfalcio della vegetazione «ma il materiale tagliato e rimasto ai margini della carreggiata, delimitato in qualche caso dal nastro bianco e rosso. Altrove, invece, vegetazione e condizioni dell’asfalto rendono ancora più difficile individuare in tempo ostacoli o dislivelli».
A preoccupare chi percorre quotidianamente la panoramica è anche «la quasi totale assenza di segnaletica orizzontale e di cartellonistica adeguata. La situazione peggiora nei pressi degli arenili di Spalmatore, Cardellino, Monte d’Arena e Bassa Trinità, dove le auto vengono parcheggiate su entrambi i lati della strada. Per i pullman è un calvario e in caso di emergenza potrebbero avere difficoltà anche i mezzi di soccorso».
La provinciale è inoltre frequentata tutto l’anno anche da numerosi ciclisti, molti dei quali stranieri, e da camper. Non mancano poi le lamentele «per le auto e le moto che usano la strada come se fosse una pista da corsa. Ma non è tutto. Sempre presenti gli incivili che abbandonano rifiuti dappertutto e quelli che lasciano in sosta la propria macchina negli stalli riservati alle persone con disabilità. La situazione non è nuova – chiudono gli autori della protesta –. Ma ancora oggi siamo qui a far sentire la nostra voce, aspettando che chi di competenza intervenga».
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