Dermatite bovina, al porto di Olbia la protesta degli allevatori: «Subito lo sblocco delle movimentazioni»
I centinaia all’Isola Bianca. Coldiretti Sardegna: «La crisi sanitaria è diventata emergenza economica»
Olbia «Basta con i blocchi. Basta con lo scaricabarile sugli allevatori. La Sardegna non può restare ostaggio della dermatite». È questo il messaggio che centinaia di allevatori bovini, arrivati da tutta l’isola a Olbia, hanno lanciato alla politica e alle istituzioni, nella mattinata di oggi, venerdì 25 settembre, al porto dell’Isola Bianca. «Serve una svolta» hanno sottolineato durante il corteo nelle vie della città sino al blocco del porto. A chiamarli a raccolta Coldiretti Sardegna per dire «basta a una situazione insostenibile» e rilanciare richieste precise: lo sblocco dei territori dopo l’estinzione del focolaio di Samugheo, avvenuto tempo fa; la riduzione del raggio della zona di sorveglianza, adeguandolo alla situazione epidemiologica attuale; il declassamento della malattia a livello europeo; la riapertura delle movimentazioni e fondi adeguati per sostenere le imprese che in questi mesi hanno dovuto affrontare costi elevatissimi, tra rincari e conseguenze dirette del blocco degli animali. «Una crisi sanitaria – proseguono da Coldiretti – che, per gli allevatori, si è ormai trasformata in una pesantissima emergenza economica».
Per il presidente di Coldiretti Sardegna, Battista Cualbu, «gli allevatori hanno fatto tutto ciò che era stato chiesto loro. Hanno vaccinato, rispettato le regole e sostenuto costi e sacrifici enormi. Ora non si può continuare a tenere in ostaggio un’intera economia. Il percorso epidemiologico dimostra che la situazione può essere gestita e che le misure devono essere aggiornate, proporzionate e coerenti con la realtà dei territori». Per Cualbu c’è la necessità di un intervento deciso sul piano europeo e nazionale: «Chiediamo il declassamento della malattia, la fine dei blocchi generalizzati e la riduzione della zona di sorveglianza. Non è possibile che, dopo l’estinzione di focolai come quello di Samugheo, l’intero sistema resti ancora fermo. Le istituzioni devono assumersi la responsabilità di riaprire le movimentazioni e restituire normalità alle aziende».
Il direttore di Coldiretti Sardegna, Luca Saba, insiste sulla necessità di superare una fase che sta mettendo a rischio la tenuta economica delle imprese: «Gli allevatori non possono più vivere nell’incertezza. Ogni giorno di blocco significa costi, animali da mantenere, vendite saltate e famiglie che non sanno come affrontare il futuro. Non stiamo chiedendo scorciatoie, ma decisioni basate sui dati e sull’evoluzione reale della malattia. Se la situazione è stata sbloccata sul piano sanitario, deve essere sbloccata anche sul piano operativo. La Sardegna non può restare isolata per inerzia burocratica o per l’assenza di decisioni. Basta con i blocchi e basta con le incertezze. La zona di sorveglianza deve essere ridotta, le restrizioni devono essere proporzionate e le aziende devono poter tornare a lavorare. Non si può chiedere agli allevatori di sostenere all’infinito il peso di un’emergenza che non può più essere trattata come se fosse immutata».
Durante la giornata è arrivato il blocco del porto di Olbia per rilanciare i messaghi degli allevatori: «Abbiamo rispettato le regole, abbiamo vaccinato, abbiamo sostenuto la prevenzione e abbiamo atteso. Ora servono risposte concrete. Continuiamo a pagare un conto salato dell’emergenza e non può continuare a ricadere soltanto sulle aziende e sulle famiglie. La mobilitazione ha rappresentato un avvertimento chiaro alle istituzioni. Se non arriveranno decisioni rapide la protesta è pronta a proseguire nei luoghi simbolo dell’isolamento».
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