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Il pianeta rosso

La Sardegna vuole sbarcare su Marte: «Missione vicina, continuiamo a sviluppare le tecnologie»

La Sardegna vuole sbarcare su Marte: «Missione vicina, continuiamo a sviluppare le tecnologie»

Al Festival dell’aerospazio di Olbia gli studi delle aziende e dei ricercatori sardi

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Olbia L’isola guarda lontano. Centinaia di milioni di chilometri lassù: telescopi puntati sul suolo rossastro del pianeta Marte, dove la Sardegna potrebbe lasciare la sua impronta fatta di tecnologie e competenze. Ci si lavora da tempo e una ulteriore conferma è arrivata dal Festival dell’aerospazio che si è concluso oggi, sabato 3 ottobre, al museo archeologico di Olbia. «La nostra terra potrebbe essere veramente il trampolino di lancio verso il Pianeta Rosso – dice Marilisa Pischedda, ingegnera aerospaziale, fondatrice di Astec e ideatrice del festival olbiese –. In questa quarta edizione abbiamo parlato di tecnologie abilitanti, quelle tecnologie che ci consentiranno di entrare nella nuova era dell’esplorazione spaziale». Ed è proprio in questo ambito che la Sardegna dimostra di avere tutte le carte in regola per dire la sua. L’obiettivo è quello di fare dell’isola una piattaforma a livello internazionale nella corsa su Marte. Un hub di sperimentazione, costruzione di tecnologia, centro infrastrutturale ed ecosistema dell’innovazione tecnologica in vista dello sbarco sul Pianeta Rosso, che, secondo le previsioni, dovrebbe avvenire attorno al 2035.

L’isola su Marte

Organizzato da Astec con il sostegno di Regione, Comune, Cipnes e UniOlbia, il Festival dell’aerospazio ha quindi esplorato il ruolo della Sardegna nelle missioni su Marte. Se n’è parlato durante le conferenze e soprattutto nel corso della tappa degli Stati generali sulla Space economy. «La Sardegna si può candidare a essere capofila della filiera a supporto della missione su Marte. Esistono tante imprese già insediate nell’isola che avranno un ruolo fondamentale in questo grande progetto»  spiega Andrea Preve, space development programs director di Avio, azienda aerospaziale italiana leader nella propulsione spaziale e servizi di lancio. Ci crede anche Giuseppe Sofia, dirigente del Ministero delle imprese per Sardegna, Calabria e Sicilia: «La Sardegna costituisce un laboratorio naturale per lo sviluppo tecnologico, dobbiamo essere capaci di consolidare le pregevoli iniziative imprenditoriali già esistenti. Esistono già eccellenze, dal Dass alle sedi di Inaf e Cnr, oltre Avio e la nostra Casa del Made in Italy, che già rappresentano una piattaforma per confermare l’aerospazio come uno dei pilastri della politica nazionale». Il progetto più ambizioso è la Small Mission to Mars, promosso nell’ecosistema del Distretto Aerospaziale della Sardegna (Dass) e costruito sulle competenze sviluppate negli ultimi anni nell’esplorazione robotica, nei nuovi materiali e nella produzione direttamente nello spazio. Percorso che nasce anche dal progetto Smart manufacturing in space, realizzato con Cira, Dass, Università di Cagliari e altri importanti partner tra cui MR8. «Il contributo specifico di MR8 – dice Rocco Gigliotti, chief operating officer dell’azienda – è stato la progettazione e la realizzazione di un prototipo capace di produrre elementi strutturali utilizzando simulanti del terreno lunare e marziano. Tecnologia che potrebbe consentire in futuro di costruire basi, piattaforme e habitat senza trasportare dalla Terra tutti i materiali necessari. Si tratta di studi che nascono dalla ricerca scientifica ma che devono maturare all’interno di un sistema tecnologico e industriale».

Il festival

La manifestazione si è conclusa oggi. In tutto tre giorni di incontri, dibattiti, mostre e laboratori con la partecipazione di importanti relatori. Tra gli interventi anche quelli dell’astronauta italiano Luca Parmitano e di Meganne Christian, ingegnera australiana selezionata nel 2022 nella riserva degli astronauti dell’ Esa. Presente, oggi, anche Salvatore Deidda, presidente della Commissione trasporti della Camera dei deputati. «Complimenti ad Astec – commenta Deidda –, perché questa è una manifestazione che sta crescendo anno dopo anno e sta dimostrando che la Sardegna può recitare un ruolo internazionale nell’astronomia, nella fisica e nello spazio. Non c’è soltanto l’ Einstein Telescope, o l’ Osservatorio di San Basilio: ci sono tanti progetti che possono essere sviluppati. Dobbiamo anche smentire quei pochi oppositori che sostengono che non ci siano professionisti sardi che lavorano nel settore». (d.b.)

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