La Nuova Sardegna

Olbia

Dietro l’edilizia

Affari d’oro dalle cave abusive: scatta il maxi sequestro del Noe

di Marco Bittau
Affari d’oro dalle cave abusive: scatta il maxi sequestro del Noe

A Badesi due aziende lavoravano senza l’autorizzazione in una zona a rischio, prelevati 500mila metri cubi di sabbia

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Badesi Povere dune di Muntiggioni, scavate, grattate, svuotate e saccheggiate fino all’ultimo granello di sabbia. Gli operai lavoravano tutti i giorni o quasi nella cava di Badesi, estraevano la sabbia e la portavano via sui camion con destinazione i cantieri edili di mezza Gallura e del Sassarese. Tutto in regola? Sembrerebbe di no, visto che i carabinieri del Noe di Sassari nei giorni scorsi hanno sequestrato un’area vasta 15 ettari adibita a cava per l’estrazione di sabbia destinata all’edilizia, priva di autorizzazione. Nel sito in questione lavoravano all’estrazione e al successivo trasporto due società: la Salvatore Serra srl e Transema srl, aziende di Badesi operative nel settore del movimento terra, dell’autotrasporto e della fornitura di materiali per l’edilizia. Gli amministratori sono stati segnalati all’autorità giudiziaria e con ogni probabilità saranno multati. Tutta ancora da verificare, invece, la posizione dei proprietari dei terreni sotto sequestro.

I carabinieri del Noe, interpellati, non hanno fatto trapelare nessuna informazione sulle attività di indagine svolte a Badesi e il fascicolo si trova ora a disposizione della Procura di Tempio, che ha aperto un’inchiesta. Silenzio assoluto anche da parte del procuratore facente funzioni Alessandro Bosco e la notizia è emersa solo a seguito del blocco degli acquisti e della difficoltà delle imprese edili a reperire la sabbia. È la classica punta dell’iceberg. Secondo una prima stima, il valore del sequestro sarebbe pari a un milione di euro. A Muntiggioni risulterebbero estratti abusivamente 500 mila metri cubi di sabbia il cui profitto della vendita, visti i prezzi del mercato, ammonta a circa 10 milioni di euro. Dunque, un business di tutto rispetto che prospera dietro le quinte dell’industria del mattone e che genera guadagni milionari per i cavatori. A Muntiggioni i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Sassari sono arrivati nell’ambito di un controllo finalizzato alla tutela paesaggistica e ambientale.

Giunti nella cava hanno eseguito il sequestro preventivo di un’area di 15 ettari, adibita a cava abusiva per l’estrazione di sabbia per l’edilizia. Sequestrati anche i macchinari usati per gli scavi e i prelievi: un vaglio rotante e un nastro trasportare per la lavorazione di inerti, nonché due pale meccaniche impegnate nelle attività di scavo e movimento terra. I carabinieri hanno identificato i cavatori – due società con sede e attività a Badesi – e segnalato gli amministratori responsabili per una serie di ipotesi di reato: realizzazione di una cava non autorizzata, abusivismo edilizio ed esecuzione di lavori su beni paesaggistici in assenza di autorizzazione. La zona di scavo sequestrata a Muntiggioni, infatti, risulta classificata nel Pai come area “a rischio idraulico elevato” e tutelata paesaggisticamente dal Ppr in quanto classificata come “bene identitario del paesaggio storico culturale”.

Un grave danno dopo l’altro, insomma. I carabinieri e la Procura ora lavorano per chiarire la posizione dei proprietari dell’area. Risultano diversi titolari e l’ipotesi investigativa è quella che si ripropone da vent’anni. Cioè che qualcuno o tutti i proprietari abbiano lavorato per nascondere l’attività abusiva. In particolare, il sospetto è che per aggirare i rigorosi vincoli paesaggistici e amministrativi legati all'attività estrattiva e per agevolare fiscalmente le società che svolgevano l’attività di cava, da qualche proprietario siano stati presentati "finti progetti" di miglioramento fondiario per realizzazione e coltivazione di vigneti e frutteti sull'area in questione. Una pratica molto diffusa, anche in Sardegna, per coprire le attività di cava abusive. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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