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Olbia, spiraglio per il dragaggio del porto. I molluschicoltori: «Non prosciugate il golfo»

Olbia, spiraglio per il dragaggio del porto. I molluschicoltori: «Non prosciugate il golfo»

La Port Authority individua una nuova strada per la realizzazione dei lavori

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Olbia I dragaggi dei fondali del porto Isola Bianca e del Molo Cocciani trovano una nuova corrente favorevole. Il Comitato di gestione dell’Autorità di sistema portuale ha adottato l’Adeguamento tecnico funzionale (Atf) del Piano regolatore portuale, definendo la destinazione delle due vasche di colmata previste nello specchio acqueo antistante l’ex stabilimento Palmera. Un passaggio che punta a superare uno degli ostacoli principali al progetto di approfondimento dei fondali. Appresa la notizia, insorge nuovamente il Consorzio dei molluschicoltori di Olbia. Le cooperative del golfo non si oppongono all’intervento dei dragaggi ma alla realizzazione delle vasche di colmata, che significherebbe un’ulteriore prosciugamento del golfo.

Verso i dragaggi 

La novità riguarda la futura funzione delle vasche, destinate ad accogliere i materiali previsti dall’intervento di dragaggio. Una volta colmate, diventeranno nuove superfici a servizio delle attività produttive, in continuità con le aree retrostanti della cantieristica nautica e potenzialmente funzionali al grande polo dello Sno Marine Center di Sno Yachts, in fase di realizzazione. Una soluzione coerente con la pianificazione del Comune, del Cipnes e dell’Authority, che punta a rafforzare l’integrazione tra porto e industria. Si tratta di una modifica sostanziale rispetto all’Atf del 2022, che non chiariva la destinazione finale delle due vasche. Proprio questa lacuna era stata individuata dal Tar, nella sentenza dello scorso marzo, tra gli elementi determinanti per la valutazione del progetto. La vicenda giudiziaria era nata dal parere negativo espresso dal Ministero della Cultura, attraverso la Direzione generale Archeologia, Belle arti e Paesaggio, sulla compatibilità ambientale e paesaggistica delle vasche di colmata davanti al pontile ex Palmera. Una posizione che aveva compromesso l’esito della procedura di Via davanti al Ministero dell'Ambiente. L’Autorità portuale aveva impugnato gli atti, ma il Tar aveva respinto il ricorso, confermando lo stop al progetto nella configurazione allora esaminata. Da qui la scelta di cambiare strategia, privilegiando la riprogettazione e il confronto con i ministeri. Attraverso una fase di scoping, finalizzata a definire i contenuti e gli approfondimenti necessari alla valutazione ambientale, l’ente punta a costruire un percorso condiviso e accelerare i tempi tecnici. Il nuovo Atf costituisce quindi la base per sottoporre nuovamente il progetto all’esame ambientale. Non è ancora un’autorizzazione ai lavori, ma rappresenta un passo concreto per tentare di sbloccare un’infrastruttura considerata fondamentale per la competitività del porto. L’intervento resta tra le priorità dell’Authority anche nella programmazione economica. Il Comitato di gestione ha infatti approvato il bilancio di previsione 2027, con entrate e uscite per quasi 192 milioni, e l’aggiornamento del programma delle opere pubbliche, che prevede oltre 104 milioni di investimenti nel triennio 2026-2028. Tra gli interventi principali figura proprio il primo lotto dei dragaggi. «In un contesto in cui i costi del trasporto marittimo gravano sull’isola più che altrove – spiega Domenico Bagalà, presidente Adsp –, abbiamo scelto stime di entrata realistiche, senza rallentare le opere che interessano tutti i nostri porti, a partire dall’approfondimento dei fondali di Olbia. L’adeguamento sulle vasche ex Palmera va nella stessa direzione: dare una destinazione certa a un’area dismessa e rafforzare un polo della cantieristica già consolidato, con un percorso che sarà condotto nel pieno rispetto del paesaggio».

I molluschicoltori

La posizione dei molluschicoltori non cambia di una virgola. Sì al dragaggio del porto, no a un ulteriore prosciugamento del golfo. Il consorzio che raggruppa le cooperative del mare, come più volte fatto in passato, si oppone al progetto delle vasche di colmata. «Prima di qualsiasi altra esigenza, è necessaria la salvaguardia ambientale del golfo, a cui tutte le attività presenti si dovrebbero attenere» ribadisce Raffaele Bigi, presidente del Consorzio dei molluschicoltori olbiesi. «Negli ultimi 30 anni – ricorda Bigi – il golfo è stato già ampiamente rimaneggiato con oltre 50 ettari di interramenti e ampliamenti vari, in alcuni casi anche inutili». Come sottolineato anche un anno e mezzo fa, il consorzio ricorda di non aver avuto alcun ruolo nel procedimento di Via per l’escavo della canaletta e la realizzazione di un piazzale di circa cinque ettari davanti all’ex Palmera. «La bocciatura dell’ennesimo e inaccettabile prosciugamento avvenne per parere negativo sulla compatibilità ambientale espresso dai Ministeri della Cultura e dell’Ambiente – dice ora Bigi –. Il nodo cruciale era la realizzazione delle vasche di colmata per il deposito di sedimenti del dragaggio. Quel parere venne impugnato dall’Adsp davanti al Tar che, però, nel marzo 2026 respinse la richiesta di annullamento in quanto “l’opera presentava criticità ambientali e paesaggistiche insuperabili nella formulazione originaria”. Invece oggi, a margine del bilancio dell’Adsp, apprendiamo che tra gli interventi principali figura il primo lotto dei dragaggi». Così Bigi prosegue: «Attendiamo di capire se la sentenza del Tar abbia bocciato il progetto di riempimento o più semplicemente la mancanza nel procedimento della “destinazione funzionale delle aree ricavate” e se “il pieno rispetto del paesaggio” preveda comunque il prosciugamento di cinque ettari. Ribadiamo dunque quanto già affermato in passato, ovvero la nostra contrarietà a ulteriori prosciugamenti del nostro golfo». Per quanto riguarda il singolo intervento di dragaggio, la posizione del Consorzio è invece un’altra: «L’intervento è necessario e non per le esigenze delle compagnie di navigazione. Di navi sempre più grandi, noi olbiesi, possiamo anche fare a meno, per limitare sia il traffico in città che l’overtourism. Il dragaggio è necessario per garantire un maggiore interscambio di acque, soprattutto nel periodo estivo, essenziale per la sopravvivenza delle numerose specie marine del golfo, oltre che per garantire maggiore sicurezza di approdo alle attuali navi. Ci auguriamo che i nostri amministratori riflettano bene sulle conseguenze di alcune scelte e sul tipo di futuro che vogliono dare a Olbia e al suo golfo». (g.d.m.) (d.b.)

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