La revisione strisciante dell'Eurozona
I contrasti tra gli stati membri allontanano la riforma "costituzionale" dell'intera Unione e così si afferma un processo ristretto a chi ha adottato l'euro
Al termine del Consiglio europeo di questo dicembre, un laconico comunicato ci informava che i leader dell'Unione avevano "valutato l'idea" di una Conferenza sul futuro dell'Europa, "da avviare nel 2020 e portare a compimento nel 2022". Il comunicato non forniva particolari sulle posizioni dei 27 Stati membri a questo riguardo, anche se è molto probabile che il Consiglio europeo, dedicato in prevalenza alla questione del cambiamento climatico ed ai risultati delle elezioni inglesi, abbia agevolmente trovato un accordo in merito alla convocazione della Conferenza, accogliendo al riguardo una proposta franco-tedesca. Della necessità e dell'urgenza di una riforma dell'Unione si parlava del resto con insistenza già da alcuni anni, specie dopo l'entrata in vigore, nel 2009, del trattato di Lisbona. In previsione delle elezioni europee dello scorso maggio si era giunti addirittura alla diffusione di progetti molto dettagliati, e la stessa Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, si era spesa in questo senso. Stupisce quindi che nella decisione del Consiglio europeo la revisione dei Trattati istitutivi non venga più presentata come un'operazione da definire con quella urgenza, essenziale per la stessa sopravvivenza dell'Unione, su cui commentatori e leader politici, nei mesi scorsi, avevano molto insistito.
Per contro, sono previsti tempi alquanto lunghi per la Conferenza di revisione, con la conseguenza di rendere meno credibile la tesi della assoluta necessità di una urgente revisione dei Trattati istitutivi.Indubbiamente, una organica riforma delle regole "costituzionali" dell'Unione è un'operazione che richiede del tempo, considerati i profondi contrasti che dividono gli Stati membri in merito a fondamentali questioni, quali il voto all'unanimità e il conferimento di ulteriori competenze alle istituzioni di Bruxelles. Ed è proprio la consapevolezza della difficoltà di conciliare due opposte esigenze: decisioni rapide da un lato e consenso unanime su queste decisioni dall'altro che spiega il progressivo affermarsi di un processo di revisione, per così dire strisciante, di cui molti cittadini europei non hanno finora una chiara percezione. Il procedimento è quello, in atto da tempo, che riguarda non l'intera Unione europea, ma la sola Eurozona: lo specifico sistema di regole, cioè, che si indirizza ai 19 Stati membri che hanno adottato l'euro come moneta, sistema dotato oggi anche di istituzioni proprie, il Vertice Euro e l'Eurogruppo. La tendenza verso un processo di integrazione sempre più "flessibile", per il coinvolgimento di una parte soltanto degli Stati membri dell'Unione, è particolarmente marcata nella materia economica e monetaria.
È dopo l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, che ha espressamente previsto l'adozione di regole differenziate in questa materia, che un certo numero di Stati membri ha concluso, nel 2012, sia il cosiddetto "Fiscal Compact" che il Trattato che istituisce il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), della cui esistenza molti Italiani si sono resi conto soltanto a seguito dei recenti contrasti manifestatisi fra le forze politiche. Ed è sempre nell'ambito dell'Eurozona che sono da tempo in fase di avanzata elaborazione importanti riforme (si pensi a quelle riguardanti il Trattato MES e l'unione bancaria), riforme che dovrebbero essere definite nel corso del 2020, quando invece la richiamata Conferenza di riforma dell'intera Unione si troverebbe appena alle battute iniziali. È legittimo a questo punto chiedersi se la riforma ritenuta essenziale e urgente da alcuni paesi europei (Francia e Germania in testa) non sia più la riforma dell'Unione europea nel suo insieme, ma quella che si concentra sulla più ristretta Eurozona.
Se ciò finirà per risultare in palese contraddizione con il fondamentale obiettivo dell'unità dell'Europa, tante volte ufficialmente sbandierato, saranno forse gli avvenimenti dei prossimi mesi a chiarirlo definitivamente.
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