Modello Baleari, il rischio flop col libero mercato

La ministra lo propone ma non è chiaro chi debba garantire le risorse per attuarlo

Il modello Baleari somiglia agli spot fantastici delle pastiglie che promettono di farti mangiare pasta e cioccolato per farti dimagrire. Bello, bellissimo, ma quasi irrealizzabile, per le casse esangui della Sardegna. L’idea è promettente e ha in sé infiniti vantaggi. Il pubblico, Stato o Regione, abbatte il costo del biglietto di navi e aerei del 70 per cento per i residenti. Il resto lo paga l’utente, che decide anche con quale vettore viaggiare. In pratica il sardo che vuole partire sceglie il volo e la compagnia e ha la certezza di un abbattimento del prezzo. Niente monopoli da parte di una società, né rotte in esclusiva.

Il libero mercato è salvo, e anche le tasche dei sardi. In teoria. Perché questo modello che dovrebbe portare le compagnie a farsi battaglia per accaparrarsi i clienti ha più di una falla. Per prima cosa i costi. Le Baleari spendono 200 milioni di euro per garantire questo regime solo per gli aerei per i suoi 1,3 milioni di residenti. La Sardegna, che dovrebbe pagarsi di tasca la continuità aerea, spende al massimo 40 milioni. Lo Stato italiano ne mette altri 70 per quella marittima. Sì perché il modello Baleari include anche le tratte marittime.

C’è un altro aspetto che deve essere preso in considerazione, gli unici beneficiari di questa scelta sono i residenti. Significa che chi non è sardo viene lasciato senza nessun paracadute alle regole del libero mercato e alla voglia di fare cassa delle compagnie, soprattutto nei mesi di maggiore traffico. Con il rischio di trovarsi davanti a una montagna di costi per chi sogna la vacanza in Sardegna. Per dirla in modo concreto un Barcellona-Palma di Maiorca andata e ritorno il 3 luglio con una low cost costa 460 euro a passeggero. Non proprio un affarone. Il governatore Christian Solinas da tempo studia il sistema spagnolo. La ministra Paola De Micheli lavora su questo modello, e su questo con molta probabilità si spingerà. Ma non è per forza la migliore delle scelte. È di sicuro l’unica possibile in questo momento. Il motivo è semplice. Cambia del tutto la filosofia della Continuità e forse non la si potrà più chiamare così. Fino a oggi si è puntato sul garantire il diritto alla mobilità dei sardi e l’assenza di un mercato tale da consentire di avere voli a prezzi convenienti, in particolare nei periodi di bassa stagione.

Le Baleari hanno utilizzato le “tariffe sociali”, la possibilità di garantire ai residenti il collegamento. Ma questo viene fatto senza un bando, perché non c’è nessuna rotta in esclusiva e nessuna compagnia privilegiata rispetto alle altre. Questo consente di varare subito il nuovo regime di trasporti. E il governo non può fare in modo diverso. I tempi per la nuova continuità marittima sono già stati sforati, anche la proroga prevista al luglio 2021. Anche perché serve prima un’indagine di mercato per verificare i livelli di traffico. Ma dopo il covid c’è stato un crollo dei voli e qualsiasi studio sarebbe inesatto. E anche la continuità aerea non entrerebbe in vigore in tempi rapidi, perché anche in questo caso le analisi di mercato sono in ritardo. C’è un aspetto che la ministra e i sostenitori di questo modello non prendono in considerazione. Non ci sarà l’obbligo per nessuno di garantire rotte per tutto l’anno agli orari che sono previsti dalla Ct1. Si sarà esposti alle regole del libero mercato. Ecco perché piace a Bruxelles, e non ci sarà nessuna tutela per i sardi se le compagnie dovessero decidere di fare cartello e portare i prezzi alle stelle. L’unica garanzia è l’abbattimento di una percentuale del costo del biglietto, fino al 70 per cento, ma non si sa di quanto. Né si sa quante risorse saranno disponibili. Perché non c’è l’obbligo per lo Stato di mettere i 200 milioni di euro per sostenere il modello Baleari. Né le casse semicollassate della Regione sono in grado di reggere una simile onda d’urto.

Il rischio è che il modello Baleari sia uno scatolone vuoto. Senza soldi e senza garanzie di avere sempre un aereo per non sentirsi esclusi dal mondo. E c’è un ulteriore incognita. Si lasciano senza nessun paracadute i turisti che scelgono di venire nell’isola. Non potranno godere dei prezzi calmierati e la Sardegna rischia di diventare sempre più l’isola proibita, l’isola che non c’è.

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