I leghisti hanno scoperto i trasporti

Eugenio Zoffili davanti alla Alan Kurdi nel porto di Olbia

Come fosse un figlio dei fiori degli anni 70 che protesta contro la guerra in Vietnam, certo non fosse per l’abito sartoriale, la giacca, la cravatta, i mocassini scamosciati, e l’onnipresente telefonino che documenta l’eroica resistenza in perenne diretta Facebook. Eugenio Zoffili, il nordico coordinatore della Lega in Sardegna, seduto per terra sulla banchina, gambe incrociate, vuole bloccare l’attracco della Alan Kurdi al porto di Olbia. La feroce invasione di 125 migranti, donne, uomini, 56 sono bambini.

Il deputato, grazie al suo status di parlamentare entra nell’area sterile destinata allo sbarco, e protesta per l’invasione dei clandestini in Sardegna. Protesta anche perché il resto del coraggioso manipolo leghista è rimasto fuori.Simpatizzanti e anche due consiglieri regionali Michele Ennas e Annalisa Mele. Con Zoffili è riuscito a superare i divieti anche l’assessore regionale ai Trasporti Giorgio Todde, che si improvvisa anche cameraman per aiutare la nobile causa anti immigrazione. Pronti a respingere l’assalto di madri con bimbi di pochi mesi in braccio, e altri un po’ più grandi tenuti per mano. Uomini in fuga dalla disperazione, pronti ad affrontare il Mediterraneo su un gommone semisgonfio pur di avere una speranza di vita migliore. E in molti hanno apprezzato che la Lega dopo mesi di silenzio sull’emergenza trasporti sia finalmente andata sul campo, sul fronte del porto, per rendersi conto che nell’isola attracca al massimo l’Alan Kurdi. E a colpire è la statura istituzionale di Zoffili che gambe incrociate e a favore di telefonino, chiedeva pari dignità per i consiglieri regionali sardi della Lega. Anche a loro doveva essere consentito di arrivare sotto la nave per arginare una delle più grandi emergenze dell’isola: lo sbarco dei migranti.

In tanti sono rimasti sorpresi da una mobilitazione istituzionale della Lega, un deputato, un assessore regionale, due consiglieri, per bloccare una carretta dei mari che fuggiva dalla tempesta. Il presidio anti immigrazione delle camicie verdi voleva difendere le coste dell’isola dall’invasione. Le stesse camicie verdi che qualche anno prima proponevano di vendere la Sardegna per abbassare il debito pubblico. Le stesse che del mantra “Prima il nord” hanno fatto il loro credo politico. Ma ora la rabbia dal sud d’Italia si è spostata al sud del mondo. In uno scivolamento del disprezzo verso chi è ancora più disperato.

@LucaRojch

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