La Nuova Sardegna

Ora riportiamo la vita nei nostri paesi

Antonio Di Rosa
Ora riportiamo la vita nei nostri paesi

Serve il cambio di passo: caro governatore Solinas mantenga la promessa di rinnovare la giunta

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Abbiamo licenziato il 2019 parlando di sviluppo, di energia, di insularità e di turismo. Ci avviciniamo al 2021 dentro la pandemia che ha generato migliaia di morti, più di 2 milioni di contagiati, distrutto famiglie, provocato la chiusura di imprese con tanti disoccupati. Non ci sono bilanci da fare, la maledizione non è ancora finita. Né possiamo consolarci con i numeri del bollettino sardo, migliori di tanti altri. L’arrivo dei vaccini apre una finestra sullo stato di salute dei singoli, delle famiglie e di interi Paesi. Dobbiamo farlo tutti senza perplessità. Agli obiettori della dose, soprattutto a quelli che assistono i malati, ricordo la responsabilità. Non c’è coraggio senza senso del dovere nei confronti degli altri. Si ricordino anch’essi cosa hanno detto e fatto i negazionisti. Hanno urlato attraverso i media che si trattava di una semplice influenza, ma non era così. Gente importante come Trump ha mostrato il volto degenere del potere: grande esposizione, ruolo di primo piano e totale assenza di equilibrio. Altri, meno importanti, ma conosciuti, infettati dal Covid-19, si sono convinti della pericolosità. Il balletto sfrenato dell’estate scorsa, ha prodotto centinaia di contagi e uno scarico di responsabilità indegno con il supporto di trasmissioni televisive a caccia di untori. Abbiamo assistito a un dibattito drogato dai virologi, sempre in tv o sui giornali, pronti a raccontarci una storia diversa che poco aveva di scientifico ma serviva a promuovere l’immagine di ognuno di loro (non tutti per fortuna). Ma abbiamo assistito anche ad una guerra tra Regioni anche dello stesso colore politico, con governatori che si rinfacciavano scelte e decisioni. Adesso è finito il tempo dei dibattiti (non parlo di quello politico perché dovrei coprire gli occhi e le orecchie con le mie mani). Livelli inaccettabili.

L’anno che si affaccia al mondo domani pretende da tutti senso dello Stato, rigore individuale, equilibrio, capacità di trasformare i miliardi che arriveranno da Roma e da Bruxelles in qualità della vita delle persone. Qui si giocherà il nostro futuro, quello dei nostri figli, della gente disoccupata o in cerca di occupazione.

Non ci sono alibi. Per nessun politico, per nessun partito o movimento che sia. Bisogna decidere in fretta come e dove intervenire. Sappiamo bene che i grandi Paesi come la Germania o gli Stati Uniti reagiranno prima degli altri. Non hanno una burocrazia che li frena né assetti costituzionali in grado di bloccare qualsiasi iniziativa. Premono sull’acceleratore e vanno spediti.

Mi viene male a pensare al nostro Paese. Qui ci sono ministri che da un lato fanno discorsi miracolistici sul vaccino e dall’altro profetizzano altre zone rosse. Non sanno cosa dicono e non hanno la competenza per parlare dei prossimi effetti della pandemia. Anche la Sardegna e i suoi governanti devono sapere a cosa si andrà incontro.

Smettetela di giocare con i piani casa per favorire i costruttori pronti a edificare dovunque. Molto opportuno lo stop del governatore ai tentativi di valicare i confini della decenza. Pensate tutti quanto è fragile questa Regione e quanto sia necessario programmare uno sviluppo equilibrato. Per riportare la vita nei nostri paesi.

Caro governatore Solinas, spero che lei mantenga la promessa di rinnovare la Giunta. Ha bisogno di un cambio di passo con una visione a lunga scadenza per affrontare mesi terribili. E se riuscirà a costruire un esecutivo diverso realizzi il proposito di confrontarsi con l’opposizione (con quelli che ci stanno), con i sindacati e le imprese, con le associazioni dei volontari, con chi sta sul territorio ed è in grado di apportare contributi importanti. Il post pandemia (sono convinto che ci sarà) sarà l’ultima occasione per tutti noi. Nessuno può tirarsi indietro o addossare la responsabilità agli altri.

Ecco, a fine anno diciamo sempre: speriamo che il prossimo sia migliore di quello che sta passando. Stavolta dobbiamo augurarci che il 2021 sia solo capace di ridarci la serenità e di avere la possibilità di riprendere la vita normale.

E soprattutto (l’ho lasciata per ultima ma è la prima esigenza) ci restituisca una scuola con gli studenti dietro ai banchi senza didattica a distanza. Non è solo un augurio ma un obiettivo sensibile per la società dei giovani, icone del nostro futuro. Senza di loro, è la fine.

 

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