Il dramma Air Italy: filo spezzato, politica impotente

La vertenza tradita ha un inizio e una fine. Poco più di un anno fa la doccia fredda della liquidazione volontaria, ora l’epilogo con il licenziamento collettivo dei lavoratori, in mezzo un calvario

La drammatica parabola discendente di Air Italy è una pesante sconfitta per tutti, consumata nel silenzio della politica e nel deserto delle istituzioni. Una tragedia sociale con ultimo atto il licenziamento collettivo dei lavoratori, annunciato ieri a Roma dall’azienda in liquidazione. È la pietra tombale che chiude nel peggiore dei modi una vertenza dimenticata come mai era accaduto in Sardegna.

Eppure tra i 1500 dipendenti che traslocheranno dal purgatorio della cassa integrazione all’inferno della disoccupazione ci sono anche circa 500 lavoratori che vivono e operano nell’isola ed è evidente che la perdita di tanti posti di lavoro ha già un effetto devastante per l’economia sarda, non certo in buona salute. A cominciare da Olbia, dove è iniziata e finita l’avventura della compagnia aerea fondata dall’Aga Khan negli anni Sessanta. Prima Alisarda, poi Meridiana, quindi Air Italy, con i soldi e la gestione del Qatar. Dopo nulla più. Oggi di quell’esperienza restano solo le briciole da vendere all’asta, al migliore offerente. Stoviglie, coperte e carrelli portavivande: con un pugno di euro si comprano cimeli e ricordi.

La vertenza tradita ha un inizio e una fine. Poco più di un anno fa la doccia fredda della liquidazione volontaria, ora l’epilogo con il licenziamento collettivo dei lavoratori. In mezzo un calvario: si è detto e promesso di tutto, ma non è successo niente. Solo fiumi di parole e cassa integrazione, progetti difficilmente praticabili come il sogno di una compagnia a partecipazione regionale (Sardegna e Lombardia), miraggi come quello di un assorbimento nella nuova Alitalia-Ita che ai più lungimiranti è apparso come il classico cadere dalla padella alla brace.


In questa babele di chiacchiere, miracoli e facili promesse la politica – regionale e nazionale, senza distinzioni – ha fatto poco o niente. Tante promesse quando era il tempo di imbonire i lavoratori che protestavano, solidarietà comoda e pacche sulle spalle quando (cioè quasi subito) si è esaurita la forza propulsiva della reazione a un’avversità. L’unico atto concreto di cui c’è traccia in consiglio regionale è un ordine del giorno approvato all’unanimità. Un atto sicuramente lodevole e importante, ma inutile se non seguito da incisive azioni politiche. Da allora, infatti, una cappa di silenzio ha avvolto la vertenza sindacale e con essa la sorte dei lavoratori.

Silenzio rotto solo dalle manifestazioni di protesta dei lavoratori, supportate a livello locale dai sindaci (quello di Olbia sì, quello di Cagliari meno). Azioni però di corto respiro, con poche possibilità di far breccia nel muro di silenzio che la politica regionale ha costruito intorno al caso Air Italy.

Da quel momento è come se si fosse spezzato quel filo che unisce gli uomini, i lavoratori in questo caso, ai loro rappresentanti. È il filo della fiducia e della certezza che a Cagliari e a Roma c’è sempre qualcuno che tiene a mente i sogni e i bisogni dell’isola. E che alla fine provvederà.

Invece così non è, evidentemente. Eppure ancora oggi in Sardegna non c’è partito politico, parlamentare o consigliere regionale che non ponga la questione trasporti come priorità assoluta per l’isola. Però, la realtà è che tra l’emergenza Covid e una crisi di governo, la questione Air Italy è scomparsa dai radar. Semplicemente, non se ne parla più se non per la curiosità della vendita all’asta di macchinari, arredi e suppellettili in uso a bordo degli aerei in volo. Una beffa più che amara, perché lo spietato percorso di liquidazione aziendale non conosce sentimenti né affetti, così insieme alla compagnia aerea ha finito per spolparne anche la memoria storica.

E lo ha fatto nello stesso momento in cui si consumava il dramma dei dipendenti senza più il loro posto di lavoro. E senza più certezza per le loro famiglie. Un disastro annunciato, appunto, con il conto da pagare sulle spalle dai lavoratori ma anche su quelle di tutta l’isola. Infatti, la sensazione è che non sia stata ancora apprezzata abbastanza la gravità della crisi dei trasporti da e per la Sardegna con la scomparsa di Air Italy, non solo un’azienda più o meno “di casa”, ma anche la seconda compagnia aerea nazionale dopo quel che resta di Alitalia. Quando la politica regionale prenderà piena coscienza di questa perdita forse sarà troppo tardi perché non ci sarà più il tempo di intervenire. E più nulla da salvare.

@marcobittau. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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