Pericoloso attacco alle centrali nucleari
La guerra accesa dalla Russia in Ucraina: disastro umanitario e rischio nubi radioattive.
L’attacco russo alla centrale nucleare ucraina di Zaphorizhzhia ha fatto riprecipitare l’Europa nell’incubo già vissuto con l’incidente di Chernobyl. Le borse europee hanno reagito al possibile pericolo con quello che viene definito “panic selling”. La possibilità che una nube radioattiva si potesse diffondere sull’Europa ha impaurito ancora più delle stessa guerra ucraina, almeno gli operatori economici.
La centrale nucleare di Zaphorizhzhia è la più grande d’Europa, con sei gruppi da circa un GWatt di potenza e fornisce una quota importante del fabbisogno energetico ucraino. L’occupazione da parte delle forze russe di questa centrale rappresenta un obiettivo strategico fondamentale, perché permette di avere il controllo della principale fonte di energia del paese. La stessa ex centrale di Chernobyl è stata occupata dalle forze russe. Nonostante i reattori non producano più corrente è necessaria una costante attività di monitoraggio per evitare potenziali fughe radioattive.
Le altre tre centrali nucleari ucraine sono Yuzhnoukrainsk, a circa trecentocinquanta km a sud di Kiev e le due centrali più a nord, Rvine dotata di quattro reattori ed infine Khmelnytskyi composto da due unità. Le quattro centrali producono circa il 50% dell’energia elettrica dell’Ucraina e per questo motivo il loro controllo diventerebbe nelle mani russe uno straordinario strumento di pressione. Una volta privata delle centrali nucleari l’Ucraina avrebbe serie difficoltà ad approvvigionarsi di energia riducendone le possibilità di resistenza all’invasione russa. È probabile pertanto che anche le altre centrali nucleari possano presto entrare nel mirino delle forze russe.
I reattori delle centrali ucraine attualmente funzionanti sono del tipo ad acqua pressurizzata (WWER) la cui progettazione fu eseguita nell’allora Unione Sovietica. Questi reattori di II generazione hanno sostituito gli RMBK utilizzati a Chernobyl che impiegavano acqua per il raffreddamento e grafite per moderare i neutroni. I reattori del tipo WWER utilizzano invece acqua pressurizzata come refrigerante e moderatore. I reattori ucraini, sono del tipo WWER-1000, e sono stati installati tra il 1985 e il 1989, ormai quasi al termine della loro ciclo di utilizzo che era previsto in 35 anni. I lavori di ammodernamento ne hanno esteso l’esercizio per altri dieci anni ma nel frattempo la Russia ha sviluppato i WWER-TOI di terza generazione avanzata e i reattori ucraini sono divenuti obsoleti tecnologicamente. Il fatto che le quattro centrali ucraine oltre a quella dismessa di Chernobyl si trovino in zona di guerra genera ovviamente grande apprensione.
L’attacco russo, almeno secondo le notizie di agenzia, ha causato un incendio nella zona esterna ai reattori senza emissione di radiazioni. Gli edifici di contenimento sono stati progettati, proprio a partire dall’incidente di Chernobyl, la cui centrale ne era sprovvista, in modo che possano contenere un’esplosione al proprio interno oltre che attacchi missilistici e la collisione di un aereo in caduta. Considerando la vicinanza delle centrali sarebbe irragionevole causare un incidente che per primo andrebbe a impattare proprio il territorio russo oltre che l’Ucraina.
L’interesse russo è prenderne il controllo ma non causare danni. Tuttavia la strenua difesa delle centrali da parte dell’esercito ucraino renderebbe necessario l’utilizzo di armamenti pesanti i cui effetti non sono sempre totalmente controllabili. Il problema più grande potrebbe però sorgere a causa del personale ucraino che continua a operare nelle centrali. Se non potessero essere sostituiti regolarmente o raggiungere le centrali, tenere sotto controllo le normali operazioni potrebbe divenire critico. Ancora una volta l’imprevedibile diventa un caso reale, l’ambizione di controllare la casualità insita nei sistemi complessi dovrebbe suggerirci che una possibilità per quanto remota di un evento catastrofico non va controllata va esclusa a priori.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
