La Nuova Sardegna

Non oscurate gli scienziati e la cultura della Russia

Micaela Morelli
Non oscurate gli scienziati e la cultura della Russia

Dopo l'accorato appello degli scienziati russi contro l'invasione dell'Ucraina. Ciò che succede in questi giorni, è legato alle decisioni di un dittatore, e non deve colpire la cultura e la ricerca, strumenti che nei secoli hanno permesso ai popoli di evolvere

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Dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Putin, le Università, gli Enti di Ricerca e le comunità scientifiche di tutto il mondo si sono schierate contro questa invasione attraverso manifesti di condanna e intraprendendo azioni di supporto e di accoglienza. Manifestazioni che, condannando l’orrore che stanno vivendo gli Ucraini, indicano con chiarezza che il resto del mondo si sta opponendo a un conflitto nel cuore dell’Europa.

Tra le tante voci di condanna che si registrano in questi giorni, colpisce un accorato appello firmato da centinaia di Scienziati russi, per fermare l'invasione dell'Ucraina. L'appello comincia così "Noi studiosi, scienziati ed esponenti del giornalismo scientifico russi, esprimiamo una decisa protesta contro le azioni di guerra intraprese dalle forze armate del nostro paese contro i territori dell'Ucraina.." Un appello che fa riflettere sul coraggio di questi ricercatori che sentono il dovere di mettere a rischio il loro posto di lavoro, e anche molto di più, pur di fermare questa ingiustificata invasione.

https://www.science.org/content/article/step-nowhere-russian-scientist-organizes-protest-ukraine-war.

Tra le ferme condanne che arrivano da molte parti, stonano aberrazioni come quella verificatasi qualche giorno fa all'Università Bicocca di Milano, in cui la Rettrice ha vietato lo svolgimento di un ciclo di lezioni sullo scrittore russo Fëdor Dostoevskij, scrittore sommo che rappresenta un patrimonio per tutta l'umanità.Questo episodio, che si riallaccia alla "cancel culture" che a partire dagli Stati Uniti si sta diffondendo anche in Europa, è gravissimo e condannabile. Non vale la motivazione dell'Ateneo che ha affermato trattarsi di un blocco temporaneo, perché non si conosce quanto questa invasione potrà durare e perché da queste decisioni difficilmente si torna indietro. Le statue di Cristoforo Colombo abbattute negli Usa non torneranno più al posto in cui erano, così come tanti personaggi che hanno fatto la storia nel bene e nel male che saranno dimenticati, creando un vuoto storico che può essere molto pericoloso.

In ogni caso, temporanea o permanente, la cancellazione della memoria di un grande scrittore, morto da più di un secolo, 'colpevole' solo di essere russo, come gli autori di questa criminale invasione, apparirebbe ridicola se non fosse grave e pericolosa. La ricerca, cosi come la cultura sono da sempre il modo migliore e più efficace per unire i popoli e non devono essere cancellate in conseguenza di decisioni prese da regimi dittatoriali. La follia dell'invasione dell'Ucraina deve essere contrastata con tutti i mezzi possibili, ma non si devono isolare i ricercatori, cosi come si fa, giustamente, con gli oligarchi russi e gli imprenditori, in particolare quando dimostrano con la loro coraggiosa presa di posizione, di dissociarsi dalle inaccettabili decisioni del proprio governo.

La ricerca e la cultura si nutrono di relazioni, senza di queste i popoli si imbarbariscono. Quello che succede in questi giorni, è legato alle decisioni di un dittatore, e non deve colpire la cultura e la ricerca, strumenti che nei secoli hanno permesso ai popoli di evolvere.Non possiamo non considerare che questi ricercatori desidererebbero vivere in un Paese democratico come il nostro, e che questa aspirazione è loro negata allo stato attuale. I giovani ricercatori russi e bielorussi, in particolare, sono nati sotto Putin e Lukashenko e dopo decenni continuano a vedere al potere nel loro Paese lo stesso dittatore. Questi giovani vivono una situazione surreale, subiscono il peso di un dittatore in casa e allo stesso tempo rischiano di essere da noi additati e condannati allo stesso tempo, a causa di una irragionevole estensione di responsabilità che non può certamente riguardarli. Una esclusione di questa parte di popolazione dalla comunità scientifica sarebbe incomprensibile, ingiusta e controproducente.

Nella speranza di una soluzione pacifica e ragionevole di questo terribile e anacronistico conflitto, tutta la comunità scientifica internazionale deve esprimere la propria solidarietà a questi coraggiosi ricercatori che si espongono personalmente nella condanna alla violenza messa in atto dal governo della propria nazione.

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