Da nemiche a sorelle, il coraggio batte le logiche dei bulli
Hanno tolto la maschera che entrambe sono state “costrette” a indossare dalla società - IL COMMENTO
Dall’odio gratuito, insensato, all’amicizia, anzi, di più: alla sorellanza. La storia di Alessia e Stefania, diciottenni nuoresi, sembra presa dalle pagine di un romanzo young-adult, una storia che racconta di adolescenti giovani-adulti che attraverso le sofferenze e le incertezze tipiche dell’età scoprono il vero significato dell’amicizia, imparano a orizzontarsi nel mondo e nel riscatto personale, guardando al futuro con speranza, scoprono una versione migliore di se stesse. Non capita spesso che bullo e bullizzato trascendano i rancori reciproci.
E a cuore aperto, tra pentimento e perdono, riescano a stringere un’amicizia forte e sincera. Nel caso di Alessia e Stefania, sia la vittima che l’aguzzina, a un certo punto, hanno dismesso la maschera che entrambe le parti, con presupposti differenti, sono state “costrette” a indossare; si sono ribellate al ruolo che un perverso meccanismo dei gruppi aveva imposto loro, e lo hanno fatto dimostrando un coraggio molto più grande di quanto possiamo immaginare. Ci vuole coraggio a non tenersi tutto dentro, a confidarsi con la famiglia e a decidere di denunciare i bulli che ci hanno reso la vita impossibile, ma ci vuole molto più coraggio e maturità a perdonare chi ci ha fatto del male. Ci vuole coraggio a riconoscere i propri errori, ad andare contro il branco di cui facevamo parte e affrontarne le conseguenze, ma ci vuole molto più coraggio e maturità a chiedere umilmente perdono. L’allineamento cosmico di questi sentimenti e la presa di coscienza, che illumina con improvvisa lucidità, hanno prodotto un fenomeno raro: due ragazze che si riconoscono nella solitudine comune, vicine come due sorelle non per sangue ma per scelta. La vittima di bullismo subisce l’emarginazione sociale, viene insultata, derisa, torturata fisicamente e psicologicamente; subisce una pressione che può arrivare a pericolosi punti di rottura, a implosioni che generano il desiderio oscuro di eliminare la causa della sofferenza o addirittura di voler annullare la propria esistenza. Il risultato è isolamento, solitudine, la stessa che temono i bulli gregari. I bulli gregari sono i ragazzi e le ragazze che ruotano intorno ai bulli capobranco: per essere accettati dal gruppo si aggregano, appunto, e con totale disconnessione cerebrale bersagliano il bullizzato senza sapere nemmeno il perché. Ciò che conta è individuare il parafulmine umano motivo di coesione. La coesione genera rassicurazione, certezza di non essere soli, ma è una comunanza fittizia, fatua, basata sull’indifferenza, la superficialità, la vigliaccheria, la cattiveria, il cinismo, l’insensibilità. È divertente da morire far piangere i propri coetanei o i ragazzini più piccoli, umiliarli, insultarli, additarli, metterli al centro di un’attenzione malsana e deviante. Alessia ha un cuore grande, è bella dentro e fuori: è riuscita a superare tutto questo, ha perdonato e ritrovato il sorriso. Se fossi stata al suo posto non so se sarei stata disposta a tendere la mano al mio nemico. Lei ha deciso di andare oltre e ha trovato Stefania. Ora queste due ragazze si abbracciano e si stringono forte, ma se Stefania non avesse incominciato a pensare con la propria testa, se non avesse messo in moto la mente critica, il momento di svolta non sarebbe mai giunto. Non potrà mai esserci vero cambiamento se non iniziamo a pensare con la nostra testa, a porci domande, a dubitare e cercare risposte ma soprattutto verità oltre le apparenze. Il bullismo non è certo una prerogativa dei giovani, può assumere varie forme e perpetrarsi ovunque, a maggior ragione il pensiero autonomo deve essere il cardine del nostro agire. La storia di Alessia e Stefania diventa un esempio di vita non soltanto per gli adolescenti, ma anche per gli adulti.
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