opinioni

La Nuova Sardegna tra passato e futuro

Il 17 marzo 2022 si chiude il ciclo dei festeggiamenti per i 130 anni del giornale con un supplemento di 32 pagine


08 giugno 2022 di PIER LUIGI RUBATTU


Tenere viva la passione dentro la cornice dell’abitudine. Abbinare l’impegno civile al piacere della lettura. Proporsi ai cittadini come guida e consigliera affidabile, e al tempo stesso ascoltare e rispettare tutti, e far tesoro delle critiche. Da 130 anni La Nuova Sardegna rinnova ogni mattina il suo dialogo con i lettori. Nata come settimanale, diventò un quotidiano il 17 marzo 1892. Solo le violenze del fascismo l’avrebbero fermata, con il direttore Satta Branca costretto a chiudere tutto nel 1926 per non trasformare il giornale in un organo mussoliniano. Fu l’inizio di una lunga attesa, fino al ritorno in edicola nel 1947.

Due decenni di silenzio forzato che per noi valgono, orgogliosamente, quanto il succedersi incessante di notizie e commenti, di fatti e di idee: democrazia che oggi possiamo praticare grazie al coraggio di chi allora non si piegò.

Domani, giovedì 17,  si chiudono dunque i festeggiamenti per il 130° compleanno della Nuova Sardegna, che nell’occasione regalerà ai lettori un supplemento speciale di trentadue pagine con tutte le tappe principali della vita del giornale.

La nostra testata – è bene ricordarlo – ha appena aperto un altro capitolo della sua lunga storia. Con l’arrivo del nuovo editore, la Sae Sardegna Spa, La Nuova è entrata a far parte di un ambizioso progetto di editoria locale insieme a quotidiani toscani ed emiliani. È così che comincia il nostro viaggio verso i 140 anni: con una visione del futuro ben definita e una serie di progetti che i lettori stanno già cominciando a scoprire, come quello che legherà il nostro giornale alle associazioni sarde in Italia e sarà presentato venerdì a Sassari.

Ma non si affronta il futuro senza la chiara consapevolezza del proprio passato. Un percorso che per La Nuova Sardegna era cominciato otto mesi prima della data che festeggeremo domani.

Il 9 agosto 1891 il giornale era uscito nella sua prima versione, quella settimanale. Nell’editoriale i fondatori presentarono le idee e gli obiettivi della testata, augurandosi che «la cara isola nostra abbia a rinnovellarsi intieramente, a vivere di una vita intellettualmente e moralmente sana, economicamente prospera e feconda».

Enrico Costa li chiamò «i cinque valorosi»: erano Filippo Garavetti, Pietro Satta Branca, Pietro Moro, Giuseppe Castiglia, Enrico Berlinguer. Pensavano già a «una pubblicazione più ampia e più frequente» e il disegno fu realizzato presto.

Per celebrare una storia gloriosa, storia di democrazia e di tolleranza, di legame profondo con Sassari e l’intera Sardegna, a partire dal febbraio 2021 abbiamo ricostruito la vita della Nuova in tredici inserti, uno per decennio. Abbiamo raccontato gli eventi più significativi, i fenomeni sociali, economici e culturali, le piccole notizie che dipingono comunque il quadro attendibile di un’epoca. Abbiamo riprodotto pagine storiche e trascritto alcuni degli articoli più importanti.

Di questo lavoro d’archivio troverete una corposa sintesi nel supplemento di domani. Ma oggi è importante ricordare l’impegno di tutte le componenti del giornale – dai redattori ai collaboratori, dai poligrafici agli amministrativi ai tecnici – per la riuscita delle iniziative di questo periodo di festeggiamenti: gli inserti, il libro sui 130 anni, il grande evento celebrativo del settembre scorso in piazza d’Italia, le rievocazioni sul web e sui social. Un lavoro instancabilmente promosso dal direttore Antonio Di Rosa.

Nell’isola della longevità La Nuova Sardegna è un’ultracentenaria che si mantiene in gran forma. Auguri a lei perché faccia sempre meglio. E soprattutto un enorme grazie ai lettori.

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