Il giorno della Liberazione – da scrivere con la lettera maiuscola, quasi come quella storica del 25 aprile, – è finalmente arrivato. Domani 31 marzo finirà finalmente lo stato di emergenza, introdotto più di due anni fa, e più volte prorogato, in base al contesto sanitario e alle varie temute ‘ondate’ che si sono succedute dall’inizio del Covid-19. Addio (o quasi) al super green pass e ai colori che per tanto tempo hanno diviso l’Italia in tanti staterelli.
Cambiano le regole anche a scuola e andranno in Dad (didattica a distanza) solo i positivi, ma se i contagi in classe sono più di quattro. Inizia, insomma, il complicato percorso del graduale ritorno alla normalità, con l’allentamento delle restrizioni attualmente in vigore, con nuove regole nell’uso della contestata certificazione verde e una riduzione dei divieti.
La road map - come l’ha chiamata il presidente del Consiglio, annunciando la decadenza del Comitato tecnico scientifico e della struttura commissariale straordinaria nella gestione del pandemia di Covid – si snoda dal 31 marzo al 31 dicembre ed è contrassegnata da snodi, scadenze. Ma anche da scelte perlomeno bizzarre. Prima tra tutte quella, tanto per fare un esempio, che riguarda l’obbligo vaccinale dei docenti, in vigore fino al 15 giugno 2022 (anche per la dose di richiamo). Ebbene, con la fine dello stato di emergenza, il 1° aprile, i presidi non potranno più vietare l’ingresso a scuola degli insegnanti non vaccinati, che saranno utilizzati in attività di supporto (quali?) all’istituzione scolastica. Infatti, dato che la vaccinazione costituisce – si sa- requisito essenziale per lo svolgimento delle attività didattiche, gli insegnanti non andranno in classe, a contatto con gli alunni, ma dovranno comunque recarsi al lavoro. Ad affrontare – e cercare di risolvere - la complicata questione saranno i dirigenti scolastici, cui compete l’atto di accertamento dell’inadempimento e il compito di utilizzare il docente ‘renitente’ in attività di supporto alla istituzione scolastica. I medesimi inoltre, dovranno provvedere fino al termine dell’anno scolastico in corso, alla sostituzione dei non vaccinati, attraverso contratti a tempo determinato (fino al momento in cui i soggetti sostituiti, avendo adempiuto all’obbligo vaccinale, recuperano il diritto di tornare all’attività didattica).
Sul calendario delle varie tappe fissate dal nuovo decreto per il superamento delle misure di contrasto alla pandemia occorre fissare le conquiste. Le ‘libertà’ concesse nell’immediato, cioè dal 1 aprile, saranno quelle di accedere senza green pass base negli uffici pubblici, nei negozi, nelle banche, alle poste o dal tabaccaio. Basta col certificato anche sui bus e in generale sui mezzi di trasporto pubblico locale. Per l’ormai sparuto esercito dei nemici delle mascherine, a cui abbiamo quasi fatto l’abitudine – il percorso della liberazione dalla fastidiosa ‘pezzuola’ - come era chiamata durante la Spagnola – comincia il 1 maggio, quando sarà possibile farne a meno nei luoghi al chiuso e sui mezzi di trasporto. Stessa scadenza per l'obbligo del Green pass: ma attenzione perché fino al 31 dicembre servirà il super Green Pass per le visite da parte di familiari e visitatori dei ricoverati all'interno di ospedali e residenze socio-assistenziali.
Per il capitolo obblighi, è in prima fila, naturalmente, quello vaccinale, che decade il 15 giugno per il personale scolastico, militari, agenti di polizia e soccorso pubblico, e una serie di altre figure di varie amministrazioni. Resterà, invece, fino al 31 dicembre l'obbligo di vaccino per il personale sanitario e delle Rsa. Forse sulla spinta dell’aumento dei casi di queste settimane, è intervenuto un ripensamento sulla quarantena: il decreto post emergenza prevedeva che i positivi potessero uscirne con un tampone negativo: non sarà così. I non vaccinati dovranno affrontare dieci giorni di isolamento e i vaccinati sette. Riusciranno le minuziose regole post- emergenziali, spalmate in nove mesi di tempo, a tenerci al riparo da una nuova temuta ondata?